Israele, gli USA e la guerra dei mondi (video)

Un filmato “virale” che mostra un “Ufo” sulla traiettoria del razzo sulla rampa di lancio a Cape Canaveral. Ve lo propongo, insieme al commento, tra il serio e il faceto, che ha fatto oggi Piero Orteca su RemoContro. Se ho ben capito dal sito di Space Com, un satellite per le comunicazioni, commissionato da Eutelsat per Facebook, è  esploso a Cape Canaveral.  Scrive Orteca che “dietro l’esplosione dello “SpaceX” più che gli alieni ci sarebbero attentatori in carne e ossa. Soprattutto dopo che si è scoperto che sul razzo per essere lanciato nello spazio c’era un satellite israeliano. Amos-6 (il satellite), più Israele (il proprietario), più Mossad (il probabile utilizzatore), uguale attentato, calcola Piero Orteca. E la penserebbero così anche i siti specializzati di Gerusalemme. Comunque in due giorni il video su YouTube ha avuto quasi cinque milioni di visitatori (nandocan):

***di Piero Orteca, 6 settembre 2016 – Cape Canaveral. Questa volta la notizia è di quelle che “bucano” il web. E infatti sta facendo centinaia di migliaia di contatti e visualizzazioni. Nelle recenti crisi internazionali abbiamo visto apparire (e scomparire) di tutto, tanto per rendere più incomprensibile il quadro, plumbeo e scrostato, delle relazioni diplomatiche. Niente paura però. Per chi ci crede, sono sbarcati sulla nostra derelitta Terra pure loro: i marziani.

E così tra l’ondivago Obama, la linguacciuta Hillary, l’energumeno Trump e “Mamba nero” Putin (lasciando perdere tutto il resto della compagnia di processione che forma il caravanserraglio della politica estera) adesso spuntano gli omini, “grigi” o “verdi” che siano, in arrivo dal pianeta della galassia accanto. Non scherziamo, anche se, per non eccitare oltremisura gli amanti della fantascienza, dobbiamo dire che tutto l’affaire che vi stiamo per rivelare puzza più di James Bond che di Flash Gordon.

Insomma, ci siamo capiti: gratta gratta è più una storia di spioni che di alieni. Si tratta di questo. Un paio di giorni fa, a Cape Canaveral, stava per essere lanciato un satellite per telecomunicazioni con un razzo SpaceX Falcon. E fin qui è ordinaria amministrazione, direte voi. Giusto. Sennonché, imprevedibilmente, il missile ha fatto un bel botto ed è esploso come un carico di bombe al napalm. 

Lo stavano solo “provando” e la cosa è subito apparsa strana agli specialisti. Gli interrogativi (e i sospetti) sono subito schizzati nella stratosfera, quando si è saputo che il satellite in questione non era di “Facebook”, come qualcuno aveva messo in giro, ma israeliano. Due più due non fa sempre quattro, ma comunque spesso è proprio questo il risultato. E nessuno ci leva dalla testa che l’equazione in ballo sia la seguente: Amos-6 (il satellite), più Israele (il proprietario), più Mossad (il probabile utilizzatore), uguale attentato. La pensano così anche i siti specializzati di Gerusalemme. Che hanno preso e rilanciato un filmato (visibile su YouTube) che non ammette repliche. Rallentando i fotogrammi si vede nitidamente un Ufo (nel senso di Oggetto volante non identificato) schizzare a velocità folle sul muso del razzo, che subito dopo prende fuoco ed esplode. Gli analisti dei servizi segreti israeliani sospettano che a combinare il macello possa essere stato un “drone” telecomandato. E noi, dopo avere attentamente esaminato il filmato, condividiamo.

Il razzo, quindi, sarebbe stato fatto esplodere di proposito da qualche mano “nemica”, in grado di utilizzare tecnologie sofisticate. Gli abitanti del pianeta Papalla? Gli alieni con tre dita e sette cervelli scappati dai fotogrammi del “kolossal” fantascientifico “La Guerra dei Mondi” (prima e seconda versione, dal radiodramma di Orson Welles a Tom Cruise)? Oppure, più prosaicamente, qualche terrestre che ha solo voglia di gettare kerosene sul fuoco della crisi mediorientale?

Beh, quest’ultima ipotesi sembrerebbe la più probabile. Anche se manca la certezza assoluta che a fare esplodere il missile sia stato l’Ufo succitato. Per ora la Nasa, facendo aumentare i sospetti, parla chiaramente di una “anomalia”, senza riferirsi minimamente a un possibile guasto. Gli israeliani, invece, propendono per l’ipotesi “attentato”, offrendo delle motivazioni che sono di natura più squisitamente commerciale che politica.

A “Debka”, uno dei think-tank israeliani più autorevoli, sostengono (ne sanno di più) che il probabile “assassino” si nasconda nel pugno di nazioni che producono satelliti per telecomunicazioni. Opinione rispettabile. Come quella dei “complottisti” che, forti delle migliaia di X-Files sugli alieni in circolazione sul web (alcuni assolutamente realistici), fanno il tifo per l’interpretazione “marziana”. Spiegazione non rigorosamente scientifica e certamente molto romantica.
Anche se noi, dobbiamo dirlo, gli unici “marziani” con quattro bocche e sette pance li abbiamo visti circolare sui dischi volanti di una certa politica.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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