Israele e Iran nucleare tra negoziati e tentazioni militari mirate

Piero Orteca su Remocontro, 17 gennaio 2022

Le sfide planetarie non prevedono pause di Natale o nuovo anno. Se i negoziati sul nucleare iraniano andranno male, Israele prevede solo attacchi chirurgici “mirati”, ma i pareri politico militari sul che fare e sulle conseguenze, divergono e può succedere di tutto. «Inquietanti. È l’unico modo per definire i “rumors” che arrivano dall’establishment militare israeliano, sulla possibilità di una guerra con l’Iran», avverte Piero Orteca.

Da Limes

‘Rumors’ da Israele

Lo stallo, per non dire il fallimento, dei negoziati di Vienna sul trattato nucleare, apre la strada a scenari complicati. E  rischiosi. Tutto questo, mentre i servizi segreti di Gerusalemme segnalano i progressi delle esercitazioni (definite “Grande profeta 17″) condotte dalle Guardie rivoluzionarie di Teheran, nel sud-ovest del Paese sciita. Comunque, il succo del discorso proposto in un report approfondito dal quotidiano Haaretz è che, al punto in cui stanno le cose, né Israele e nemmeno gli Stati Uniti hanno il colpo militare del knock-out per distruggere definitivamente le installazioni nucleari iraniane. Secondo gli analisti dello Stato ebraico, ciò sarebbe stato possibile fino al 2010. Adesso no. L’Iran è troppo avanti e avrebbe tutte le condizioni per ripartire. Ergo: un singolo massiccio attacco non “risolverebbe” il problema.

‘La strategia del carciofo’

E allora? La risposta finora è stata (e continua a essere) la “strategia del carciofo”. Cioè spennare l’Iran, foglia dopo foglia, con attacchi mirati chirurgicamente. Sperando, però, di non bruciarsi le mani. Insomma, assestare un colpo qua e un colpo là, quanto basta per ritardare il programma nucleare, ma senza suscitare rappresaglie su larga scala. E meno che mai la guerra. A sentire Haaretz, i “Servizi” di Gerusalemme hanno suggerito un disegno che dovrebbe, prima o dopo, coinvolgere la comunità internazionale. Fino a farle imporre sanzioni economiche veramente draconiane, tali da strangolare l’Iran e, per la proprietà transitiva, gli ayatollah che lo governano. In definitiva, il grande Paese sciita finirebbe per implodere e cadrebbe dall’interno. Senza che l’Occidente, Israele e gli arabi moderati sunniti si sporchino le mani.

Guerre di carta, rischi veri

Questo sulla carta, perché, come si sa, un vecchio adagio dice che non tutte le ciambelle riescono col buco. Infatti, qui di altri scenari parliamo. Di situazioni in cui le lingue si imbrogliano e il risultato finale dell’addizione sballa tutti i conti. Una di queste possibilità dice che, se Israele attaccasse, l’Iran risponderebbe scatenando tutta la potenza di fuoco di Hezbollah e delle sue milizie sciite in Siria e in Irak, oltre che di Hamas. Guerra? Sì, massima, ma “asimmetrica”, nel senso che nemmeno l’Iran sarebbe così folle da sporcarsi direttamente le mani. La cosa aprirebbe ulteriori interrogativi (e creerebbe nuove rogne) per le forze armate di Gerusalemme, che dovrebbero combattere, “a macchia di leopardo”, una guerriglia concentrica. La più difficile da fronteggiare.

Iran diversamente armato

Le prove? L’Iran, grazie a Hezbollah, ha saturato i confini del Golan con 150.000 razzi, pronti a fare terra bruciata nell’Alta Galilea. Inoltre, massicci rifornimenti di droni armati sono stati offerti agli alleati del Partito di Dio, che controllano tutta la fascia sud del Libano e la Valle della Bekaa. Ci sarebbero anche pericoli di un rinfocolarsi del terrorismo di marca sciita, che potrebbe prendere di mira obiettivi israeliani, americani e sauditi. Ma, in generale, gli analisti tendono a ritenere che gli ayatollah non cerchino lo scontro frontale. Sanno che in ultima istanza sarebbero perdenti e, quindi, recitano un copione. Al tirar delle somme, stanno bene attenti a dove mettono i piedi. In fondo, il loro obiettivo numero uno è quello di restare al potere. Quello di distruggere Israele viene dopo, molto dopo.

L’inevitabile nucleare iraniano

Questo discorso, però, secondo Haaretz, potrebbe portarci fuori strada. Ben sette Primi ministri israeliani e cinque Presidenti americani, sia repubblicani che democratici, a parole si erano impegnati a mettere una pietra tombale sul programma nucleare iraniano. Ma, a parte le sanzioni economiche (che potrebbero essere più rigide) non è successo niente. Per questo, Israele potrebbe trovarsi da solo, secondo Chuck Freilich, di Haaretz, a dover decidere come garantire la propria sicurezza. Con una guerra “limitata”? Certo, tutto è possibile. Anche se bisogna riflettere sul fatto che si sa come si comincia e non si sa quando (e come) si finisce. Freilich, d’altro canto, ha solo fornito delle opzioni, delle “way out” per uscire da un ginepraio inestricabile. Dove sono già rimasti intrappolati personaggi come Bush, Obama e Trump, per non parlare di Netanyahu.

Neofiti e figuranti a far paura

Figurarsi Joe Biden, che ha già cambiato politica tre volte, o i neofiti Bennett e Lapid, i quali, molto semplicemente, non sanno che pesci devono pigliare. Freilich è ritenuto uno dei più importanti esperti israeliani di strategia. Insegna alla Columbia university di Tel Aviv ed è stato vice Consigliere per la sicurezza nazionale. Beh, se non lo sa lui, come andrà a finire da quelle parti, figuratevi se lo sa Biden.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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