Iraq: almeno 169 persone messe a morte nel 2013

Iraq pena di morteNotizie come questa dovrebbero far riflettere quanti ancora credono al valore morale delle “guerre umanitarie” o all’esportazione della democrazia. E’ per risultati come questo che abbiamo mandato a morire i nostri soldati a Nassiriya? (nandocan)

da “Nessuno tocchi Caino” , 31 dicembre 2013*: almeno 169 persone sono state messe a morte in Iraq nel 2013, di gran lunga il numero più alto dall’invasione USA nel 2003 e il terzo nel mondo, dietro solo la Cina e l’Iran.
Le autorità irachene insistono sul fatto che la pena capitale è prevista dall’Islam ed è un modo efficace per frenare la violenza, nonostante che le esecuzioni di quest’anno non abbiano avuto alcun effetto a fronte dell’escalation peggiore della violenza registrata dal 2008.
“Quel che è più inquietante non è l’uso della pena di morte in sé ma il fatto che il totale mal funzionamento del sistema di giustizia penale comporta una probabilità molto alta che le persone che si stanno impiccando sono innocenti”, ha detto Erin Evers, ricercatore per l’Iraq di Human Rights Watch.
I condannati a morte sono impiccati, spesso in gruppi. Le ultime sette persone sono state messe a morte a dicembre, portando il numero complessivo del 2013 a 169, secondo un conteggio tenuto dall’agenzia AFP. Nel 2012 erano state giustiziate 129 persone.
L’aumento delle esecuzioni nel 2013 è avvenuto nel suo peggior periodo di violenza dopo il picco raggiunto nel 2006-2007 che ha provocato decine di migliaia di morti. E con le elezioni in arrivo ad aprile il ritmo delle esecuzioni potrebbe persino aumentare, con i politici che cercano di sviare l’attenzione altrove e i ministri che vogliono mostrare di usare il pugno duro. “Le esecuzioni sembrano essere un modo popolare di apparire forti,” ha dichiarato Ahmed Ali, analista sull’Iraq dell’Istituto del Study of War. “Se (l’aumento delle esecuzioni) dovesse accadere, non credo che un sacco di gente ne sarà sconvolto.”
Per saperne di piu’ : http://gulfnews.com/news/region/iraq/increase-in-iraq-executions-draws-world-ire-1.1272427

*il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

gtag('config', 'GTM-K2KB4MR', { 'send_page_view': false });
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: