Iran: uomo sopravvissuto all’esecuzione ottiene l’ergastolo

nessuno tocchi cainoSe “l’emozione suscitata dal caso” non giunge ancora a convincere la maggioranza degli iraniani all’abolizione della pena di morte neppure per reati minori come questo, vuol dire che l’ Iran è ancora molto lontano dall’essere un paese civile ma non è il solo purtroppo. (nandocan).

da “Nessuno tocchi Caino” , 5 febbraio 2014 – Un uomo trovato ancora vivo nella camera mortuaria dopo essere stato impiccato è stato condannato al carcere a vita, ha reso noto l’agenzia di stampa iraniana Mehr.

Alireza M., un padre di 37 anni di due bambini, era stato impiccato il 17 ottobre 2013 nella città di Bojnourd per il possesso di un chilo di metanfetamine ed era stato certificato come morto dai medici dopo essere rimasto per 12 minuti appeso con una corda legata intorno al collo.
Era stato mandato all’obitorio per essere sepolto, ma il giorno dopo un operaio ha notato del vapore nella copertura di plastica in cui Alireza era avvolto. L’uomo redivivo è stato portato in ospedale per le cure del caso.
La commissione iraniana per l’amnistia ha accettato la richiesta di perdono e la condanna a morte è stata ridotta al carcere a vita.
Il suo caso aveva aperto un confronto tra giuristi e chierici iraniani. Alcuni di loro sostenevano che, essendo stata approvata, la condanna a morte per Alireza doveva essere eseguita di nuovo, altri hanno sostenuto che l’esecuzione non doveva essere effettuata, essendo stata già implementata una volta.
In precedenza, l’ayatollah Sadeq Larijani, capo della magistratura iraniana, aveva detto che secondo le regole iraniane la condanna a morte di Alireza doveva essere attuata, ma che era opportuno ridurla all’ergastolo vista l’emozione suscitata dal caso.
Per saperne di piu’ : http://iranhr.net/

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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