Iran.Oltre 500 giustiziati da quando Rohani è diventato presidente. Un video mostra la disperata lotta di un iraniano sulla forca.

nessuno tocchi cainoda Nessuno tocchi Caino,  28 febbraio 2014. Nelle ultime 48 ore, l’Iran ha impiccato 9 persone di cui 3 in pubblico a Karaj, Nazar Abad e Hashtgerd. Oltre 500 persone, donne e minorenni compresi, sono state giustiziate da quando il ‘riformatore’ Hassan Rohani è diventato presidente nell’agosto scorso.

“Se la pena di morte può essere considerata un banco di prova di un vero cambio di regime, il nuovo Presidente non solo non ha rotto con il passato, ma ha anche aggravato una situazione che pone l’Iran al primo posto tra i paesi-boia nel mondo,” ha dichiarato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino.
Un video drammatico realizzato durante la pubblica esecuzione a Karaj ha mostrato tutta la crudeltà del regime iraniano di fronte alla lotta disperata di un prigioniero, attimi prima di essere impiccato.
La sua richiesta finale di dire addio a sua madre prima di essere ucciso è stata negata dai boia, che hanno ignorato le suppliche accorate della donna e di parte del pubblico di consentire un ultimo saluto al figlio.
In risposta alla crudeltà, l’uomo ha sferrato calci a uno dei boia, facendolo cadere dal patibolo e ribaltando la panca su cui doveva salire per l’impiccagione.
Ne è seguita una lotta disperata nella quale il condannato, in inferiorità numerica e con le mani legate, ha combattuto contro i suoi carnefici. E’ stata una lotta dall’esito tragico e scontato, avendo le guardie sopraffatto l’uomo ed effettuato l’esecuzione proprio davanti alla madre e al pubblico rumoreggiante.
Il Link al video è riportato sotto:
Per saperne di piu’ : http://www.youtube.com/watch?v=6H08UaPFbsE&feature=player_embedded

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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