#iostoconilarioevalentino, sospesi per aver denunciato in “Presa diretta” le cause del disservizio nel trasporto pubblico romano

l43-presa-diretta-140924180345_medium Quante volte abbiamo chiesto invano all’autista di un autobus le ragioni di un ritardo, di un guasto o di una deviazione non annunciata? I cittadini utenti non hanno diritto a una spiegazione e i conducenti hanno il dovere di non darla. Figuriamoci poi davanti alla telecamera. Lo stesso accade da noi per qualunque pubblico (dis)servizio, dove la trasparenza è un mito buono per i depliant pubblicitari. E con i privati è anche peggio. Se due delegati sindacali  accettano di rispondere correndo il rischio di una sospensione (che senza articolo 18 sarebbe probabilmente un licenziamento) non possiamo che ringraziarli e solidarizzare con loro. A cominciare dal sindaco Marino, che dovrebbe invitare l’azienda a ritirare la lettera. Perché se altri lavoratori in circostanze analoghe sono e saranno costretti a tacere, a rimetterci è la democrazia che vive sulla conoscenza dei fatti,  il diritto costituzionale dei cittadini ad essere informati (articolo 21), molto più che il meritato successo di una trasmissione  giornalistica. (nandocan).

***di Stefania Battistini, 24 settembre 2014* – Silenziare chi dissente. O soltanto chi si assume la responsabilità civile di raccontare. Articolo21 non può rimanere indifferente di fronte alla sospensione dal lavoro dei due autisti della TPL di Roma, il consorzio che gestisce il 20% del trasporto della Capitale, a due giorni dalla messa in onda dell’inchiesta di Presa Diretta sul (mal)funzionamento del trasporto pubblico locale.

[http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7843cfc9-1e59-4378-b473-d20a5dbec393.html, a un’ora e 30 minuti]

Le motivazioni le mette nero su bianco l’azienda, nella lettera inviata ai due lavoratori, sospesi per aver parlato senza autorizzazione davanti alle telecamere di Riccardo Iacona. Ilario Ilari e Valentino Tomasone, questi i nomi dei due autisti, avevano accettato di raccontare lo stato dei mezzi che ogni giorno devono guidare, denunciando ciò che l’inchiesta ha ampiamente documentato: veicoli obsoltei, guasti ignorati, bandi di gara disattesi, cittadini costretti a ore di attesa, studenti che non riescono a raggiungere la scuola. Non un’intervista rubata, né incappucciata; non dichiarazioni coperte dall’anonimato, né fondate sul ricatto e nemmeno sulla convenienza: Ilario e Valentino hanno parlato a viso aperto, se ne sono assunti la responsabilità civile. E l’azienda invece di dare spiegazioni concrete, precise e fattuali sui problemi denunciati da Presa Diretta, ha risposto con una misura ritorsiva nei confronti di due delegati sindacali.

Esiste un precedente assai simile: nel 2003 quattro lavoratori di Ferrovie furono licenziati per aver concesso ai giornalisti di Report di salire su un treno durante un’inchiesta sulla mancata sicurezza nelle Ferrovie. La vertenza si chiuse solo con l’arrivo in FS dell’ex amministratore delegato, Mauro Moretti, che ne dispose la riassunzione. “Un comportamento di semplice buon senso che mette fine a un’ingiustizia”, commentò allora Milena Gabanelli.
Quel che si ripete oggi è un fatto grave che paventa uno scenario in cui chiunque denunci sprechi e malfunzionamenti debba temere ritorsioni. Un bavaglio che questa volta riguarda due cittadini, due lavoratori, ma che coinvolge tutto il mondo della comunicazione, visto che sono stati assunti provvedimenti per il semplice fatto di aver rilasciato un’intervista.

“Meno male che c’è che l’articolo 18 a fargli da scudo – dice Riccardo Iacona – altrimenti questi lavoratori se la passerebbero davvero brutta. Questa storia ci riguarda tutti – continua – perché si tratta della dignità del lavoro e la libertà di ciascuno di noi”. Con l’hashtag#iostoconilarioevalentino il giornalista di RaiTre chiede a tutti noi di non lasciare soli questi lavoratori che “cominciano una battaglia difficile, che certamente saranno molto preoccupati e non dormiranno la notte. Ilario e Valentino non hanno alcuna colpa – continua – se non quella di aver raccontato in TV ciò che tutti sanno: lo stato pietoso dei mezzi pubblici”. E si rivolge direttamente anche al sindaco Ignazio Marino chiedendogli di farsi carico di questa vicenda.

Articolo21 raccoglie l’appello di Iacona e promuoverà una raccolta di firme su Change.org per chiedere all’azienda il ritiro immediato della lettera di sospensione a Ilario e Valentino. “Trovo assurdo che Atac e TPL non abbiano risposto alle denunce contenute nel servizio – commenta Iacona – ma abbiano tenuto questo comportamento odioso nei confronti dei lavoratori”.

*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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