Intercettazioni: bene proposta Orlando di confronto con mondo informazione ma prima via il testo sulla diffamazione al Senato

intercettazioni non pubblicateUn’ampia consultazione, soprattutto se fatta con i titolari più diretti della libertà di informazione, va sempre bene. Anzi, per la verità i più diretti interessati sarebbero lettori e telespettatori, ma averne un giudizio è più complicato. Da parte mia vorrei dire al ministro che non sarà difficile distinguere una consultazione attiva da una consultazione “passiva”, intendendo con quest’ultima quelle operazioni di facciata che non cambiano sostanzialmente decisioni già prese o da prendere in trattative assai  più riservate (nandocan).

***di Giuseppe Giulietti, 21 agosto 2014 – Il ministro Orlando, nella intervista rilasciata ad Alessandro Galimberti del Sole 24 ore, ha annunciato che la nuova legge sulle intercettazioni sarà preceduta anche da una ampia consultazione con editori,direttori, giornalisti; questo per ricercare il giusto punto di equilibrio tra il diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca.

Si tratta di un annuncio positivo perché queste materie non possono essere affrontate e risolte con metodi sbrigativi oppure ricorrendo a quella logica del bavaglio che non può piú avere diritto di cittadinanza nel nostro paese.

Il confronto sarà tanto più produttivo quanto più ciascuno fará la sua parte: il mondo della informazione garantendo una piena ed integrale applicazione delle carte deontologiche e del diritto alla rettifica; governo e parlamento assicurando l’insopprimibile dovere,per il cronista di dare, sempre e comunque, qualsiasi notizia che abbia i requisiti della rilevanza sociale e del pubblico interesse.

Proprio su questo punto sarà il caso di esercitare il massimo del controllo, perché, come abbiamo visto in molte altre occasioni, l’insidia potrebbe nascondersi nei dettagli.

Ritornerà la richiesta di vietare le pubblicazioni sino all’inizio del processo?
Saranno finalmente accolte le indicazioni arrivate dalla stessa corte di giustizia europea che non solo ha invitato l’Italia ad abrogare la previsione del carcere per il cronista, ma ha anche sottolineato la centralità del criterio del “Pubblico interesse”, quando si tratta di garantire ai cittadini il diritto ad essere informati, in particolare se la notizia riguarda un governante o comunque una persona od una istituzione di “Rilevanza sociale”?

In questi casi, secondo le istituzioni europee e la stessa corte dei diritti dell’uomo, il pubblico interesse alla conoscenza di un fatto, anche se coperto da segreto, deve prevalere sul diritto alla riservatezza.
Non si tratta di un equilibrio facile da raggiungere, ma proprio per questo,occorre procede con senso della a misura e comunque dando la priorità ai criteri di trasparenza e di prevalenza dell’interesse generale sul “particulare”.

Questo criterio dovrà essere tenuto ben presente, perché nel nostro paese e nel nostro Parlamento la richiesta di mettere un freno alle intercettazioni e alla loro pubblicazione, é stata sempre sollevata ogni qual volta sono stati portati allo scoperto traffici, trame e malaffare.

Ben venga dunque un confronto, serio ed approfondito, con editori, direttori ed associazioni dei giornalisti, ma prima di iniziare sarebbe almeno il caso di levare dai tavoli quel brutto testo sulla diffamazione ancora in discussione al Senato e che, dopo le ultime modifiche, assomiglia sempre più ad una legge bavaglio.
Non vorremmo che quello che il ministro Orlando ha positivamente dichiarato di voler tenere fuori dalla porta, rientrasse,sotto altre spoglie, dalle finestre di palazzo Madama.

21 agosto 2014

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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