Informazione, nasce il Forum permanente

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Questa di rendere permanente il Forum mi pare un’ottima idea, soprattutto se varrà anche come strumento per sollecitare e favorire nelle grandi e piccole testate la solidarietà dei colleghi, troppo spesso oggi negata, a quanti vengono discriminati e isolati per non aver rinunciato ai doveri dell’autonomia e dell’etica professionale (nandocan).

****da articolo 21, 16 dicembre 2013 – A conclusione della tre giorni di dibattiti che si è tenuta ad Assisi dal 13 al 15 dicembre 2013, in cui sono intervenuti oltre 40 esponenti del mondo giornalistico, professionisti e precari ma anche giuristi, avvocati, docenti universitari, coordinatori di associazioni, i promotori del Forum di Assisi hanno deciso di dare vita ad un Forum permanente sull’informazione indicando 5 figure che coordineranno i lavori. Di seguito il documento approvato dall’assemblea:

Le colleghe e i colleghi riuniti ad Assisi hanno deciso di dare vita a un Forum permanente sull’informazione. 
Il Forum di Assisi vuole rilanciare una nuova fase riformatrice per tutto il settore, partendo da valori condivisi, primo fra tutti la Libertà: la libertà, sancita innanzitutto dall’articolo 21 della Costituzione, a cominciare dal diritto dei cittadini a essere pienamente e correttamente informati. In questo senso si rende urgente recepire le indicazioni degli organismi internazionali ed europei in materia di conflitti di interessi, limiti antitrust, autonomia e indipendenza delle autorità di controllo e della Rai, diffamazione. È necessario, inoltre, che il Parlamento intervenga contro le querele temerarie e le pesanti richieste di risarcimento. Chiediamo che anche in Italia venga adottato il “Freedom of information act” ovvero la possibilità per i giornalisti di avere accesso a documenti riservati e coperti da segreto di Stato.
Esprimiamo preoccupazione per l’approssimarsi della scadenza del 31 dicembre, data in cui decadrà il divieto di incrocio della proprietà tra stampa e tv, introdotto dal legislatore a garanzia del pluralismo dei mezzi di comunicazione e di informazione e che rappresenta uno dei principi fondamentali dell’Unione Europea. Per questo si rende necessaria un’azione immediata, da sviluppare con tutte le associazioni e i movimenti europei del settore.
Un altro valore imprescindibile è la Solidarietà, perché la prima libertà è la libertà dal bisogno. Gran parte delle colleghe e dei colleghi sono fuori dal sistema di tutele e garanzie contrattuali, previdenziali e assistenziali.
A partire dall’applicazione della legge sull’equo compenso e dal prossimo rinnovo del contratto di lavoro giornalistico, è necessaria una riflessione sugli istituti e gli enti esistenti per assicurare diritti a coloro che oggi non ne hanno.
Una parola chiave per il presente e il futuro dell’informazione italiana è Inclusione, in termini di rappresentanza di tutte le realtà del giornalismo. Includere vuol dire anche riportare al centro del sistema dell’informazione tutti i temi dimenticati, nascosti e bui: bisogna tornare a illuminare le periferie.
Il processo di Innovazione deve coinvolgere le tradizionali forme di organizzazione e quindi gli istituti di categoria, per coniugare l’attività al servizio dei colleghi con l’elaborazione di progetti. E’ urgente una riforma profonda dell’Ordine dei Giornalisti, che contempli l’accesso unico alla professione, la riduzione del numero dei componenti il Consiglio nazionale e una definizione del giornalismo professionale.

Il Forum di Assisi sarà coordinato da Roberta Balzotti, Carlo Gariboldi, Laura Viggiano, Eleonora Voltolina, Massimo Zennaro

15 dicembre 2013

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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