Incontro delle associazioni con Landini

Massimo Marnetto riferisce brevemente sull’incontro con Maurizio Landini e la FIOM del gruppo delle associazioni  “la Via Maestra” (Emergency,Libera,Libertà e Giustizia e altri). Un avvio informale di quella “coalizione sociale” di cittadini, associazioni, sindacati, movimenti che, organizzandosi nei territori, proverà a dare una rappresentanza politica, ma non in forma partitica, a chi non riesce più a trovarla nell’attuale Parlamento. Promuovendo manifestazioni pubbliche aperte, referendum, raccolte di firme e altre iniziative popolari in difesa dei valori posti a fondamento della Costituzione, a cominciare dalla dignità del lavoro (nandocan).

LeG Roma***da Massimo Marnetto, 15 marzo 2015 – “Oggi non creiamo nessun partito, ma iniziamo insieme –  associazioni e cittadini – un cammino per reagire alla concentrazione di potere politico e sociale, a danno della partecipazione e della dignità del lavoro”. Landini mette subito le cose in chiaro, quando inizia a parlare ad una sala strapiena per l’incontro sulla coalizione sociale, mentre un foglio sul tavolo si riempie di richieste di intervento..

“Abbiamo pensato questo percorso iniziando dagli amici della “Via Maestra” – Emergency, Libera, Libertà e Giustizia ed altri – ma la coalizione sociale è aperta ad altre associazioni e dovrà articolarsi nei territori, perché è lì che sono i problemi della gente e da lì devono venire proposte concrete per risolverli. Anche con nuove forme di mutualità, magari adattando un immobile sequestrato alla mafia ad ambulatorio di Emergency, perché la gente non sa più come pagarsi un dentista. 
“E propongo di non creare gruppi specializzati, ma “misti” perché abbiamo bisogno di ascoltarci e passarci competenze e idee. Questa  è un’opportunità anche per il sindacato, perché sentiamo il bisogno di aprirci, per rinnovarci anche noi.
“Non c’è tempo da perdere. Con il Jobs Act siamo passati alla soppressione della libertà di coalizione sindacale dei lavoratori, che ora sono esposti al licenziamento senza giusta causa. Il risultato è un lavoratore solo, intimorito e debole. E sempre in competizione con altri lavoratori disposti a lavorare al suo posto anche senza diritti, pur di lavorare.
“Insieme dobbiamo battere il rischio della rassegnazione. Dobbiamo definire un metodo per rimanere uniti su punti prioritari da decidere insieme e portare avanti in più manifestazioni pubbliche aperte. Il 28 Marzo sarà una di queste occasioni, ma prima ci sarà il grande incontro di Libera a Bologna contro la mafia; il 25 Aprile quello dell’ANPI per i 70 anni della Liberazione, poi il 2 Giugno di Libertà e Giustizia ed altre date che definiremo insieme. Perché ci sia il senso di varie tappe, ma unite in un’unica marcia per i diritti.
Iniziano gli interventi.
Parlano  rappresentanti della scuola (Legge di iniziativa popolare), delle partite iva, dei ricercatori universitari precari, dei farmacisti senza farmacia “di famiglia” da tramandare e impossibilitati ad esercitare, giovani avvocati sfruttati dai grandi studi e vessati da una contribuzione iniqua. Colpisce la testimonianza di un operaio che parla dell’esperienza della sua fabbrica chiusa, ma rimasta viva grazie ad attività di riuso e a servizi di auto-aiuto per le famiglie dei licenziati e per quelle della zona in difficoltà.
Sandra Bonsanti nel suo intervento è netta: “Siamo al momento del non ritorno. Chiederemo ai Circoli di attivarsi sui territori con altre associazioni, per dare ancora più energia alla coalizione sociale. Non era scontata la disponibilità della Fiom ad impegnarsi in questa iniziativa così innovativa e per questo la ringrazio”.
Sono passate le 15,00 e dopo oltre cinque ore e venticinque interventi, parla Landini.
“Non sarà facile stare insieme, ma possiamo riuscirci. Ognuno continuerà  la sua attività autonoma, ma tutti saremo impegnati negli obiettivi comuni. Fare politica non vuol dire  per forza fare un partito, ma dare ai cittadini l’opportunità di tornare ad essere ascoltati e incisivi. E insisto sull’importanza dei territori, sugli incontri a livello locale tra le organizzazioni civili più dinamiche. Perché solo se siamo piantati per terra, saremo credibili”.
Quando mi alzo dalla sedia, vedo intorno a me  i presenti che si raggruppano per uscire. Davanti a tutti c’è una giovane mamma con la piccola bambina in braccio. Mi viene in mente il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo. E mi sento  tra i lavoratori. Orgoglioso di riprendere – insieme – il cammino dei diritti,

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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