Inciampare nella memoria

giornatamemoriaLa paura e l’odio per il diverso, che hanno prodotto nei secoli  antisemitismo e ogni altra sorta di razzismo, sono i veri nemici della civiltà. L’antisemitismo è all’origine del dramma degli ebrei come del dramma dei palestinesi e dell’assurdo conflitto degli uni con gli altri. Inciampare nella memoria vuol dire perdere l’equilibrio del pregiudizio per riprendere quello della ragione. Il messaggio che viene dalle vittime della shoah non sarà mai messaggio di paura e di odio (nandocan).

di Lidia Panzeri, 27 gennaio 2014* – Il giorno della memoria potrebbe essere un’occasione speciale per imbattersi nelle “pietre d’ inciampo”. Sono delle pietre di cm 10 x 10, le dimensioni di un sanpietrino, ricoperte di una lastra di ottone che l’artista tedesco Gunter Demning va, dal 1995, disseminando in tutta Europa. Davanti alle case in cui abitavano ebrei, ma anche oppositori politici, deportati nei lager e qui deceduti.

L’iscrizione è molto semplice: in questa casa abitava (nome e cognome); data di nascita; data dell’arresto e nome del lager; data di morte, quando conosciuta.
Non è facile scoprirle, date le dimensioni (anche se a Colonia si possono rintracciare con i tablet o gli smartphone) ma questo è voluto. Pietre d’inciampo, infatti, si chiamano a indicare la difficoltà dell’individuarle, ma anche il processo di riflessione che dovrebbero mettere in atto o di autocritica. Non a caso l’artista è tedesco. Lo stesso processo è attivato dall’atto di doversi chinare per leggere, poste come sono sulla soglia dell’abitazione.
Quanto all’ottone è una lega che più la si calpesta e più brilla: la memoria che non deve mai venire meno.
A Roma le pietre d’inciampo sono 191.
A Venezia, questo gennaio, in occasione del giorno della memoria ne sono state posate 12 . Nel sestiere di Cannaregio , dove ha sede anche l’antico ghetto. Qui una sola pietra davanti alla casa di riposo, con questa iscrizione:
17 agosto 1944.
DA QUESTA CASA
21 AMALATI (nel testo) ANZIANI DEPORTATI
ASSASSINATI NEI LAGER NAZISTI

*da articolo 21

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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