In un paese serio

Moroni Bebodi Bebo Moroni (da Alganews), 30 ottobre 2014 – In un Paese serio dopo la dichiarazione di Marchionne il Governo sarebbe corso a riferire in Parlamento e i parlamentari dell’opposizione si sarebbero incatenati agli scranni sino a che il Governo non fosse andato a riferire.

In un Paese serio l’ambasciatore tedesco che perpetuando ingiuste dicerie popolari sulla vocazione teutonica si fosse rifiutato di ricevere una pacifica delegazione di lavoratori che hanno dato la vita a un’azienda tedesca che in Italia ha fatto enormi profitti, sarebbe stato convocato urgentemente dal ministro degli esteri e possibilmente rimandato a casa,

in un Paese serio i funzionari del ministero degli interni che alimentano la tensione facendo caricare un pacifico corteo di lavoratori che per tutta la vita hanno pagato le tasse e ora stanno perdendo il lavoro e con il lavoro la speranza di continuare quella che pure è stata una vita di sacrifici, sarebbero immediatamente sotto inchiesta da parte del governo il cui Partito di larga maggioranza si dichiara di “centro-sinistra”.

In un’ Europa seria il Partito di maggioranza che si dichiara di “centro-sinistra” e che attua politiche ultra-liberiste e telecomandate, sarebbe stato espulso dal Partito Socialista Europeo.

In un Paese serio la Picierno vivrebbe del sussidio di disoccupazione, perché in un Paese serio esisterebbe il sussidio di disoccupazione. La Picierno forse no.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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