In testa l’ultra destra nella Germania Est

Avevo solo sette anni quell’8 settembre del 1943, ma abbastanza per ricordarmi ancora del titolo di giornale che annunciava l’armistizio e con quello, non ancora esplicitamente, l’occupazione militare tedesca e l’avvio della lunga guerra di liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Oggi, tre quarti di secolo dopo, apprendiamo – come riferisce Ennio Remondino nell’articolo che segue –  che nella vecchia Germania dell’est, proprio quella che aveva più sofferto  le tragiche conseguenze della folle avventura hitleriana, gli ultra destra dell’Afd sono diventati nei sondaggi il primo partito. Mentre in Baviera si profila il sorpasso a destra sulla CDU nelle elezioni del 14 ottobre. Non sono le premesse del terzo Reich ma una minacciosa regressione c’è. Contemporaneamente in Italia un vice presidente e ministro degli interni dell’ estrema destra xenofoba, Matteo Salvini, si fa riprendere in televisione mentre irride a un avviso di garanzia e dichiara, con evidente disprezzo della Costituzione sulla quale ha giurato e della divisione dei poteri su qui si fonda lo Stato di diritto in tutte le democrazie occidentali, “io sono stato eletto, i giudici no”. E’ vero, lo avevano già fatto Silvio Berlusconi e prima di lui, ce lo ha ricordato ieri sera in tv Gherardo Colombo, Bettino Craxi. Ma eravamo in un contesto storico, sociale e politico diverso – osservo io – assai meno preoccupante per la democrazia europea di quello attuale. Un contesto che ha avuto origine non soltanto  dai fatti ma dalla lettura dei medesimi, che può essere razionale o soltanto emotiva. E poiché il prevalere dell’una o dell’altra lettura coinvolge le responsabilità del sistema educativo e mediatico, credo che dovremo approfondire questo aspetto nel prossimo futuro. Ringrazio intanto gli amici che hanno continuato a seguirmi su Facebook durante la lunga pausa estiva invitandoli a proseguire sui miei blog, “nandocan magazine 1 e 2”. Buon rientro a tutti e buona lettura (nandocan).   

***di Ennio Remondino, 8 settembre 2018* – Sviluppo, cultura e fascio-populismo. Ombre brune sulla Germania, incubo nero nell’ex lembo rosso della Germania, ed è titolo paradosso. Per la prima volta i ‘fascio-populisti’ di Alternative für Deutschland sono/saranno il primo partito nei sei Land della ex Ddr, la vecchia Germania dell’Est oltre Muro. Sorpasso a a destra sulla Cdu, la destra democristiana benpensante che ancora sostiene Angela Merklel, ma che già aveva iniziato a pensar male rincorrendo inutilmente a destra, paure e xenofobia.

Ci avverte l’autorevole Infratest-Dimap, istituto di analisi e sondaggi alla fine di una ricerca per conto dalla tv pubblica Ard. Dal Mecleburgo-Pomerania alla Sassonia, il 27% dei tedeschi sarebbe pronto a votare Afd, ben il 4% in più di chi è rimasto fedele al partito di Angela Merkel congelato a quota 23%, mentre la Linke vale il 18% e la Spd appena il 15, i dati raccolti da Sebastiano Canetta sul manifesto.

Destra orientale

Dettagli tedeschi: la lieve perdita di consenso dell’ultra-destra negli Stati dell’Ovest è stata ampiamente compensata dal boom nella Germania orientale, e visto ciò che di simile accade in Polonia, Ungheria, Slovacchia e dintorni di Visegrad, meriterebbe qualche analisi in più. Capire perché la ‘caccia allo straniero’ avvenuta a Chemnitz (che l’intelligence federale prova ancora a negare), o l’allarme dei servizi segreti della Turingia su Afd, stiano ottenendo risultati opposti a quelli sperati.
La Bundesrepublik trascinata nella spirale di odio e xenofobia, alimentata da altri prima che dagli estremisti di Alternative für Deutschland. Il ministro dell’interno Horst Seehofer, Cdu, il capofila, che in una intervista al quotidiano Rheinische Post insiste che «l’immigrazione è la madre di tutti i problemi politici della Germania». Lo sfascismo che il leader cristiano-sociale persegue dal giorno dopo l’insediamento del quarto governo della cancelliera Merkel.

Ministro della Paura

Il ‘ministro della Paura’, a Monaco, ma non soltanto (in Italia la parte omologa ha attualmente qualche problema di contabilità pregressa di cui rendere conto). «Seehofer è il nonno di tutti i problemi politici di Berlino» è la risposta del giovane segretario dei socialdemocratici, Lars Klingbeil, che un po’ sfotte ma assieme svela timori. Mentre Linke, la sinistra più sinistra, riporta l’ennesima baruffa tra democristiani (Merkel-Seehoger) e le rogne del Paese, ai mali profondi, «ingiustizia e guerre nel mondo».
Per il ministro Seehofer, orizzonte politico molto più ravvicinato ma concreto, le elezioni in Baviera del 14 ottobre, dove si preannuncia il minimo storico di consensi per la sua Csu, dominante nel Land da oltre mezzo secolo. Lui corre a destra ma la destra estrema corre più di lui. «Battaglia di sopravvivenza del partito cattolico ridotto ormai al 36%, schiacciato a destra da Afd (14% nella rilevazione Insa) e a sinistra da Verdi e Spd (rispettivamente 15 e 13%)», scrive Sebastiano Canetta.

Democrazia litiga con polizia

Grosso problema istituzionale in Germania, mai adeguatamente approfondito, le troppe connessioni tra i gruppi dell’estrema destra e formazioni neonaziste e violente organizzate, con troppe ‘disattenzioni’ da parte di organi dello Stato chiamati a vigilare e a reprimere violazioni alle leggi.. «Da mesi, Alternative für Deutschland Afd si muove al limite del dettato costituzionale flirtando pubblicamente con i neonazisti e con i “patrioti” islamofobici di Pegida», osserva ancora il corrispondente del manifesto. La caccia allo straniero di Chemitz l’emblema di tutto. (https://www.remocontro.it/2018/08/29/germania-neonazisti-scatenati-nella-caccia-allo-straniero/) «C’è una crescente erosione della linea di demarcazione tra i diversi gruppi dell’ultra-destra» denuncia Stephan Kramer, capo dell’antenna della Turingia del controspionaggio Bfv, con un voluminoso dossier con dichiarazioni, post e tweet dei dirigenti di Afd. A partire dal responsabile della Turingia, Björn Höcke, che continua a negare l’Olocausto.

*il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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