In Libia come nello Yemen possibile intervento arabo Invitate Francia e Italia

Remondino Ennio

Il fatto che, come riferisce Remondino” , all’iniziativa egiziana non corrisponda ancora una presa di posizione in merito del governo di Tripoli – sostenuto come è noto, oltre che dalla fratellanza islamica, dal Qatar, dato come “grande assente” all’incontro di lunedì prossimo, e finora anche da Turchia,Israele e Arabia Saudita – rende piuttosto difficile immaginare che si tratti di una missione militare “pacificatrice”, ammesso che possa esisterne una (nandocan). 

***di Ennio Remondino, 15 maggio 2015 – Mentre l’Europa fa calcisticamente melina, e l’Onu deve riflettere, qualcuno prepara l’intervento militare in Libia. Una coalizione di Stati arabi ora coinvolti nello Yemen. Defence News da fonti della Lega Araba: ‘Alla Francia è stato chiesto sostegno logistico, all’Italia la copertura navale. Il rilancio della notizia è di Askanews, la fonte è americana. «Bu Dhabi. An unpublicized meeting by Arab chiefs of staff will take place in Cairo to coordinate plans for a Libyan intervention, an Arab League source revealed. France and Italy may also play a role..». Dunque, i capi di Stato maggiore di sette Paesi arabi si riuniranno al Cairo per discutere l’eventuale intervento in Libia. Fonte della Lega araba a ‘Defense News’. Nella missione avrebbero un ruolo anche Francia e Italia: ‘Alla Francia è stato chiesto sostegno logistico e forze speciali, all’Italia chiesta la copertura navale’.

La notizia, se confermata, apre scenari imprevedibili. Un dato certo: lunedì prossimo al Cairo si riuniranno i leader militari di sette dei 10 Paesi arabi che hanno aderito all’offensiva militare nello Yemen: oltre all’Egitto ci saranno Giordania, Sudan e quattro membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, ossia Bahrein, Kuwait, Arabia saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Grande assente sarà il Qatar, che sostiene l’amministrazione libica dei ‘Fratelli Musulmani’ a Tripoli. L’iniziativa è dell’ Egitto che ha contemporaneamente annunciato una riunione con i leader tribali libici entro maggio.

Nessuna sovrapposizione con i tentativi Onu di mediazione tra le parti. Il vertice delle ‘kabile’ che riunirà oltre 150 esponenti delle tribù libiche servirà a coordinare le operazioni e a garantire un passaggio sicuro alle truppe arabe. La Libia sarà presente al Cairo con il generale Khalifa Haftar, capo di Stato maggiore dell’esercito del parlamento libico di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale. Il generale libico avrebbe ottenuto l’acquisto di armi per le sue forze armate, tra cui cinque elicotteri d’attacco Mi-35 Hind consegnati in aprile dagli Emirati, in attesa di altre forniture.

Di maggior peso per noi l’affermazione non verificabile secondo cui sarebbero in corso ‘colloqui con la Francia e l’Italia, «to confirm their participation in the Arab operations»; confermare la loro partecipazione decisa da chi, in casa nostra? Tutto da verificare anche se lo scenario risulta molto attendibile. Con l’operazione in corso nello Yemen, l’intervento in Libia diventa plausibile, sostiene Jean-Marc Rickli, del Dipartimento di Studi per la Difesa, King College di Londra, salvo riuscire a farsi percepire come ‘liberatori’ e non una seconda intromissione dopo quella del 2011.

Secondo analisti locali, la possibile azione militare araba in Libia sarebbe guidata dall’Egitto come sta facendo l’Arabia Saudita nello Yemen, per dare sostegno militare per l’esercito nazionale libico del governo di Tobruk. ‘La minaccia dello Stato Islamico sull’ Egitto e sulla attuale leadership negli Stati arabi sta diventando troppo grave’, è l’analisi di più scuole di analisi geopolitica. Emergenza sicurezza (non solo locale), che su quella sponda mediterranea prevale ovviamente sulla crisi umanitaria per le centinaia di migliaia di migranti che là si raccolgono guardando al rifugio Europa.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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