Il sottomarino nucleare Usa a caccia di cinesi sperona una montagna. Licenziati comandante e ufficiali

da Remocontro, 29 novembre 2021

2 ottobre nel mar Cinese meridionale. Il sottomarino nucleare Usa “Connecticut” in immersione, sperona violentemente qualcosa, con il ferimento di 11 persone a bordo e rischio per lo stesso mezzo navale con armamenti nucleari a bordo. Ipotesi di misterioso ‘ordigno’ sottomarino cinese nemico.
Ora, versione del Pentagono, scopriamo che quel gioiello di tecnologia di guerra da 5 miliardi di dollari, avrebbe semplicemente urtato una montagna sottomarina non segnalata sulle mappe. E la Marina Usa ha silurato il comandante del sommergibile Connecticut e due dei suoi più stretti collaboratori.
Nell’attesa di possibili nuove rivelazioni a contraddire le precedenti, l’ironia di Piero Orteca nel ricostruire l’accaduto noto.

Il sottomarino e la montagna

Se si trattasse di un film potremmo anche intitolarlo “il sottomarino e la montagna”. Farebbe cassetta, anche se solleverebbe subito un nugolo di interrogativi: ma che ci fa un sommergibile nucleare, sui pendii scoscesi di una bella vetta rocciosa e torreggiante? Beh, detto tra noi può capitare. Specie se il sommergibile in questione è americano e se la montagna è… sommersa.

L’arma segreta cinese

Sembra una barzelletta, ma l’incidente di cui vi parliamo poteva trasformarsi in catastrofe. Urbi et orbi. E vi spieghiamo il perché. Circa un mesetto fa, il Pentagono e la Casa Bianca fecero la voce grossa. Nel Mar Cinese meridionale, dalle parti di Taiwan, tanto per essere chiari, un sofisticatissimo sottomarino nucleare Usa, il “Connecticut”, della classe “Seawolf”, avrebbe colpito “qualcosa”. O, in cauda venenum, forse sarebbe stato speronato da un “oggetto misterioso”.

Pattugliamenti minacciosi

L’unità militare era in missione di pattugliamento, per cui gli strateghi che affiancano Joe Biden, nello Studio Ovale, hanno pensato a una possibile provocazione di Pechino. Benché i contorni dell’incidente apparissero, sin da subito, misteriosi. D’altro canto, in pochi credono che la Cina possa spingersi fino ad azzardare veri e propri atti di guerra. I “nipotini” di Confucio, sempre così flemmatici e pazienti, abituati a giocare come il gatto col topo, mai si sarebbero infoiati al punto da scendere alla rissa da cortile.

I conti che non tonavano

Quindi, agli analisti più attenti i conti non tornavano. I cinesi “recitano” le minacce, ma non passano quasi mai a vie di fatto. Glielo ha insegnato Lao-Tze, più di 2.500 anni fa. Allora? Scartata quasi subito l’ipotesi degli “alieni”, per evidenti motivi neurologici, a qualcuno, un po’ più scettico, è venuto in mente di ripassare la scopa in casa propria. Cioè, di vederci più chiaro nelle testimonianze degli ufficiali del “Connecticut”, il cui incidente ha provocato almeno 11 feriti. Mettendo a rischio, oltre alle vite dell’equipaggio, anche il reattore nucleare che ne alimenta la propulsione.

Imbroglio chiama imbroglio

Inchiesta sotto le direttive del comandante della Settima flotta, il contrammiraglio Karl Thomas. E qua bisogna parlare di un secondo imbroglio, dopo quello principale. L’anticipazione della “chiusura indagini”, data dal prestigioso sito dello US Naval Institute, parlava di “collisione con un altro sommergibile” (i cinesi, è ovvio). L’inchiesta, però, quella che non si è potuta “silenziare”, ha fatto venire a galla verità scomode e abbastanza inquietanti. Perché qualcuno ha “cantato”. E così sono saltati fuori dati, cifre e tracce sonar, che dimostravano come lo scafo militare fosse, inopinatamente, andato a sbattere contro una montagna. Sottomarina, è chiaro.

Sonar sordi o marinai ‘distratti’?

Per cui, visti il pozzo di soldi che è costato ai contribuenti americani cotanto gioiello della tecnologia (un “botto” di 5 miliardi di dollari, al conio attuale), grazie anche alle apparecchiature “marziane” di cui è dotato, le opzioni interpretative rimaste sono quelle che seguono: a bordo forse dormivano. O mangiavano. O, più probabilmente, e sia detto senza nessuna irriverenza, bevevano. In ogni caso, hanno preso cavoli (diciamola così) per lampioni e, per discolparsi, hanno probabilmente gettato la croce addosso ai cinesi. Magari senza accusare nessuno apertamente, ma solo instillando dubbi e sospetti.

Miliardi di mostro in mani sbagliate

Naturalmente, chi doveva rompersi le ossa, se l’è rotte. Il capitano e un paio di ufficiali sono stati “dimissionati”, su due piedi, dalla Marina. Il contrammiraglio Thomas, nelle sue conclusioni, ha scritto: “Un buon giudizio, un processo decisionale prudente e l’aderenza alle procedure richieste nella pianificazione della navigazione, nella gestione del team di guardia e in quella del rischio, avrebbero potuto prevenire l’incidente”. Insomma, più che una “chiusura indagini”, sembra un epitaffio.

Cinesi arrabbiati (e sghignazzanti)

E i cinesi? Imbufaliti (ovviamente) sono partiti al contrattacco, accusando gli Stati Uniti di avere costruito un castello di carte, per mascherare la loro colossale inettitudine. Comunque, non è la prima volta che i costosissimi sommergibili nucleari americani, pigliano, come si suol dire, un muro di faccia. L’impatto del “Connecticut” contro una montagna sommersa ne ricorda uno del 2005, che ha visto protagonista un altro sommergibile americano, il “San Francisco”. In quel caso, lo scafo si schiantò contro la parete rocciosa “a tutta velocità”, ma riuscì a non affondare.

Questa volta, però, a colare a picco è stata la credibilità degli americani che, per mascherare una figuraccia, si sono coperti di ridicolo. Accusando prima i cinesi e poi, vista la mala parata, prendendosela perfino coi marziani.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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