Il Pentagono turco a forma di mezzaluna e stella per celebrare grandezza militare ed Erdogan

***da Remocontro, 5 settembre 2021

Un’enorme struttura dove concentrare tutti i centri di comando di tutte le forze armate vicino ad Ankara. Il complesso –con un edificio a forma di mezzaluna e un altro a forma di stella– occuperà 13 milioni di metri quadrati e impiegherà 15mila dipendenti. I lavori verranno ultimati prima del giugno 2023, quando si terranno le elezioni generali con Erdogan ancora candidato che vorrebbe morire Presidente oltre Ataturk.
I nuovi micidiali droni Akinci. Politica estera senza pilota?

Erdogan esagerato oltre la crisi economica

«L’appuntamento elettorale del 2023 è fondamentale per capire le motivazioni dietro alla costruzione del complesso per la difesa della Turchia per raccogliere consensi tra l’opinione pubblica», la premessa di Marco Dell’Aguzzo su EastWest. Consensi in calo, secondo un sondaggio di Metropoll, più basso del 38% rispetto alla sua elezione del giugno 2015. Politica estera da ‘Grande potenza di area’ (ultima la probabile avventura afghana), assieme alla ormai grave condizione economica con l’inflazione che corre e la lira turca che continua a scendere e la recente stagione di incendi e alluvioni, segni della trascuratezza territoriale.

Morire Presidente come e più di Ataturk

«La struttura incuterà timore nei nostri nemici con la sua stazza, e infonderà fiducia nei nostri amici», dichiara Erdogan alla presentazione del complesso, ad offrire un sogno di potenza che nasconda i problemi del Paese. Il tornaconto elettorale è sempre presente nei calcoli di Erdogan, ma non è l’unico motivo, precisa EastWest. La Turchia sta rafforzando il proprio apparato della difesa anche perché intende soddisfare le sue ambizioni geopolitiche proprio sull’estero. Ankara potenza regionale, come dimostrato dalle sue operazioni in Libia, vicino Cipro, in Siria e nel Caucaso; per riuscirci, punta sull’efficienza dei propri armamenti.

Droni e politica estera senza pilota?

Oltre il Pentagono turco, anche la presentazione della nuova generazione di droni costruiti dall’azienda turca Baykar. Chiamati Akinci, “incursore”, sono la versione potenziata dei TB2, decisivi in Siria, in Libia e nel Nagorno-Karabakh, e venduti tra gli altri a Polonia e Ucraina. «Gli Akinci possono raggiungere altezze molto maggiori, restare in volo più a lungo, operare a supporto degli aerei da caccia e trasportare carichi più pesanti». Paragonabili ai Reaper della statunitense General Atomics. E a ferragosto, il varo della prima corvetta costruita in Turchia per la marina pakistana: quattro entro il 2025. Due diverranno realizzate direttamente in Pakistan, che è Paese confinante con l’Afghanistan.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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