Il peggio sempre alle spalle per affrontare il futuro. Capodanno e calendari, speranza e memoria

Giovanni Punzo su Remocontro, 9 gennaio 2022

Il 2022 migliore dell’anno che l’ha preceduto, e sempre il nuovo viene accolto con speranza, almeno da quando gli umani hanno iniziato cadenzare le stagioni che si alternavano. Il peggio sempre prima per sperare nel meglio del dopo. Secondo i calendari attraverso sui scandire la storia.Piccoli accenni

Il peggio alle spalle per sperare il meglio

Giovanni Punzo, prigioniero della storia, parte subito da una ricorrenza tonda e tremenda: 80 anni fa, il passaggio 1941-42. Annus horribilis, quello che chiude, con seguito che propone la campagna di Russia. L’horribilis 1941 è l’anno nel corso del quale le armate naziste soggiogarono temporaneamente l’Europa continentale portando la guerra nei Balcani e in Mediterraneo, mentre in Estremo Oriente Stati Uniti ed Impero britannico sembrarono sull’orlo del tracollo.
Se vogliamo rincorrere il secolo, a 100 anni tondi, per rimanere in casa Italia, ci ritroveremmo in pieno capodanno fascista. Con altre complicazioni. Mussolini impose di affiancare all’anno “gregoriano”, quello quasi universale, un nuovo numero in rappresentanza dell’ ”anno fascista”. La marcia su Roma doveva rappresentare il primo giorno dell’era fascista: il 27 ottobre 1922 (il prossimo ottobre 100 anni!), diventava il giorno 1 dell’anno 1. Per fortuna, quel conto s’è fermato a venti.

Ma chi ha inventato il Capodanno?

Dalla fasulla romanità mussoliniana, alla Roma dei Cesari veri e senza saluto romano. Fu Giulio Cesare nel 46 a.C. a fissare la data di inizio dell’anno il primo gennaio, basando il nuovo calendario sul ciclo solare e non più su quello lunare. Gli storici puntigliosi ci dicono anche che Cesare aveva introdotto anche il concetto dell’anno bisestile, ma il suo calendario era ancora impreciso e dopo 128 anni il primo gennaio ricorreva sfasato, indietro di un intero giorno. Vi sembra cosa di poco conto (giorno più giorno meno…)? Nel Medioevo sembra che ognuno decidesse quando festeggiare il nuovo anno. A Pisa e Firenze, per esempio, l’anno nuovo iniziava il 25 marzo, e noi saremmo oggi al 27 marzo del 2022, primavera in forte ritardo.

Calendario per scandire tempo e potere

Il primo che cercò di stabilire una data unica come inizio dell’anno per tutti i territori del regno fu Re Carlo IX di Francia. Nel 1564 decise che il nuovo anno si sarebbe celebrato il primo gennaio. E meno di 20 anni dopo, 1582, impone il calendario gregoriano (riforma del calendario giuliano), quello che stiamo usando, che fissa con precisione la durata dei giorni per evitare sfasamenti con il ciclo solare. Meglio precisare subito che il vecchio calendario giuliano è ancora in vigore, ma a fini strettamente religiosi, in alcune Chiese ortodosse e Chiese orientali cattoliche, con l’inizio dell’anno (liturgico) che corrisponde oggi al 14 gennaio gregoriano. Oppure, se preferite, il Natale che coincide con la nostra Befana.

Cambiare i giorni per cambiare la storia

Le due grandi rivoluzioni della storia moderna hanno avuto un impatto tale da sconvolgere anche la misurazione stessa del tempo. In Francia, nel 1789, si cercò di cancellare tutte le tradizioni dell’antico regime, compreso il calendario. Venne quindi progettato un nuovo calendario basato sulle fasi dell’agricoltura. Si voleva cambiare davvero tutto e si passo del sistema di calcolo ‘sessagesimale’ (l’ora di 60 minuti), al più razionale calcolo decimale: un minuto divenne composto da 100 secondi e un’ora da 100 minuti. La settimana durava 10 giorni e il mese 30 giorni. Questo nuovo sistema entrò in vigore nel 1793 ma durò poco: Napoleone lo abolì nel 1805.
Anche in Russia, in seguito alla Rivoluzione Sovietica, si tentò un cambiamento di questo tipo: la settimana doveva passare da 7 a 5 giorni e la domenica, memoria religiosa, sarebbe stata bandita. Il nuovo calendario però incontrò lo sfavore del popolo e il progetto venne abbandonato.

Ognuno il suo Capodanno tra sole e luna

Intorno al mondo il famoso conto alla rovescia arriva cadenzato dalla differenza dei fusi orari, lo sappiamo e la televisione ormai noiosamente ripetitiva ci propone da decenni l’anticipo di nuovo anno dall’Australia o dalla Nuova Zelenda, per passare al capodanno nostrano inventato a Terni. Per fortuna ciò è piccola cosa di casa.
Capodanno cinese. Esempio classico e poderoso per popolo seguace. Insieme a tanti altri popoli asiatici, i Cinesi celebrano Capodanno secondo un ciclo lunare, in un giorno compreso tra il 21 gennaio e il 20 febbraio.
Il calendario islamico è invece composto da 4 mesi sacri e il capodanno coincide con il primo giorno di Muharram. Difficile stabilire un parallelo col nostro calendario. Un anno islamico dura 11 giorni in meno rispetto a un anno solare. Nel 2008, ad esempio, le culture islamiche hanno festeggiato infatti due volte il Capodanno: anno 1429 il 10 gennaio, e anno 1430 il 28 dicembre, per mettersi alla pari col ciclo solare.
Capodanno ebraico. La festa del Capodanno Rosh haShana dura 2 giorni (quindi quest’anno saranno festività ebraiche il 26 ed il 27 settembre a partire dalla mezzanotte del 25 settembre), anche se ci sono testimonianze di come nell’antica Gerusalemme si festeggiasse solo il primo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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