Il patto del Nazareno è affossato? Allora subito la legge sul conflitto di interessi

conflittointeressi4Che gli interessi dei potenti abbiano di solito la precedenza su quelli della gente comune è quasi un’ovvietà. Anche se in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dalle moderne costituzioni, per questo appunto si chiamano “potenti”. Ma gli interessi di Silvio Berlusconi sono ormai da più di vent’anni al centro della politica italiana. E poiché spaziano in tanti campi della vita economica e sociale è stato praticamente impossibile evitare che ne condizionassero gli sviluppi. Qualunque norma di legge rischiava e rischia di essere interpretata come “ad personam” o “contra personam”, proprio a seconda che favorisca oppure ostacoli quegli interessi. Bisognerebbe, per evitarlo, approvare anche da noi una regola efficace per il conflitto dei medesimi come hanno in generale i paesi democratici. In questi vent’anni ci hanno provato in molti ma ogni tentativo è stato bruciato sul nascere come “contra personam”. Ora però abbiamo finalmente trovato qualcuno che “non si lascia ricattare”. Sarà finalmente #lavoltabuona? (nandocan).

***di , 7 febbraio 2015* – Eterogenesi dei fini è l’espressione che definisce un’azione intrapresa per raggiungere un determinato risultato e che, invece, quasi sempre in modo inconsapevole, approda a conclusione opposte e non desiderate. Di eterogenesi dei fini si deve parlare a proposito delle urla e degli strepiti del partito azienda. In queste ore l’ex Cavaliere, i suoi ultimi fedeli, le sue artiglierie mediatiche, hanno scatenato una campagna preventiva contro i nuovi canoni previsti per l’uso delle frequenze da parte di Rai e Mediaset.

L’ammontare del canone era stato deciso prima della elezione di Mattarella, era stato preceduto dalle decisioni dell’Autorità di garanzia delle Comunicazioni, e rappresenta, in modo ancora insufficiente, un atto di equità verso decine e decine di emittenti locali che, in proporzione avrebbero pagato più dei grandi gruppi.
Sarà appena il caso di ricordare che, per decenni, Mediaset, ha pagato una cifra irrisoria per l’affitto dell’etere, in aperta difformità rispetto alle sentenze della stessa Corte Costituzionale. Cosa c’entra il canone di affitto con l’elezione di Mattarella? Perché i forzisti denunciano, tanto per cambiare, il “rischio esproprio”? Qui si materializza l’eterogenesi dei fini: convinti di denunciare l’imminente arrivo dei cosacchi ad Arcore, svelano l’essenza del conflitto di interessi e la sua centralità nelle politiche della destra proprietaria.

Il canone tv faceva parte dei patti del Nazareno? La “generosa” partecipazione alle riforme istituzionali era legata alla speranza di grazia e favori? Perché mai le altre imprese debbono continuare a pagare i costi del conflitto di interesse? “Forse ora tireranno fuori anche il conflitto di interesse..”, ha piagnucolato un colonnello di Berlusconi, quasi fosse l’arma finale, il preannuncio dello sterminio.

Probabilmente non accadrà, la tempesta di placherà, e l’ex cavaliere tornerà a corte, voterà tutto e racconterà ai suoi di aver spezzato le reni ai nemici. In questo caso sarebbe un’altra occasione persa per l’Italia e, paradossalmente, per la stessa destra. Mai come in questo momento sarebbe infatti necessaria una legge sul conflitto di interessi che impedisse intrecci tra esecutivi, politica ed affari, nel pubblico e nel privato. Intrecci, per altro, che non riguardano il solo Berlusconi, ma tanta parte del mondo dei media.

Servirebbe un nuovo statuto dell’impresa editoriale capace di bilanciare gli interessi delle proprietà con i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione. Non si tratta di punire Berlusconi e le sue aziende, ma di smetterla di punire tutti gli altri. Peraltro la risoluzione del conflitto di interessi, anomalia italica, renderebbe la destra più libera e più credibile nelle azioni e nelle reazioni.
Se davvero il patto del nazareno, scritto con la minuscola, è stato affossato sarà il caso di approvarla sul serio una legge sul conflitto di interessi e di cominciare a trattare tutte le aziende in modo uguale, a prescindere dal nome e cognome del proprietario.

*da articolo21.org

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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