Giusi Nicolini: un patto mediterraneo contro i muri d’Europa.

Giuseppina Maria Nicolini, Giusi per gli amici e la stampa, dall’8 maggio del 2012 è sindaco di Lampedusa e Linosa. In precedenza, come attivista di Legambiente, si era battuta contro la mafia e l’abusivismo edilizio sull’isola. Una volta eletta, è divenuta simbolo di una politica di accoglienza e solidarietà con i migranti, in dissenso profondo dalla campagna mediatica terroristica avviata già nel 2011. Quando, in piena campagna elettorale, trovò il coraggio di dire: “Non c’è stata nessuna invasione , ma naufragi!”. Per la sua azione amministrativa in perfetta coerenza coi suoi principi, ha ricevuto il premio “Simone de Beauvoire”. Con i suoi colleghi di Barcellona e Lesbo, ha stretto un accordo, primo nucleo di un patto del mediterraneo, per realizzare politiche concrete di sviluppo e di solidarietà nei comuni a più diretto contatto con la realtà degli sbarchiValerio Cataldi, coordinatore della Carta di Roma, l’ha intervistata per Articolo 21 (nandocan).

***di , 21 marzo 2016 – Nel giorno in cui entra in vigore l’accordo tra Europa e Turchia che rimanda indietro chi chiede protezione e rifugio, un’altra Europa inizia a prendere forma e a scrivere una politica diversa fondata su accoglienza, sviluppo, sostenibilità. È l’Europa delle isole che vuole costruire ponti e abbattere i muri.
“Abbiamo stretto un accordo tra Barcellona, Lampedusa e Lesbo. Il primo nucleo di un patto del mediterraneo, dei comuni, dei territori, delle isole che si uniscono per fare politiche concrete sul territorio, politiche di sviluppo e di solidarietà. Politiche fondate sul turismo, sulla sostenibilità ambientale e sulla accoglienza ai profughi, temi che non sono affatto in antitesi, ma che possono convivere tranquillamente, come Lampedusa ha dimostrato da tempo. Ci siamo incontrati a Barcellona per gettare le basi, in prospettiva il patto servirà a sviluppare politiche sul mediterraneo che ci renderanno capaci di interloquire in maniera forte e unita con Bruxelles.”

Non è un caso che questo patto nasca proprio adesso che l’Europa ha stretto un accordo con la Turchia che va nella direzione opposta, il contrario di accoglienza…
“No, certo, non è un caso. È la risposta, deve essere la nostra risposta, la risposta del Mediterraneo a un’Europa che sembra voltargli le spalle. Ed è un modo per dimostrare in concreto quello che noi siamo capaci di fare nonostante il Mediterraneo non sia entrato in nessun modo nelle logiche politiche comunitarie: dall’accoglienza ai profughi, alle politiche per la pesca, per il turismo, lo sviluppo. Vogliamo scrivere la nostra agenda politica e vogliamo avere una voce forte, che le istituzioni d’Europa non potranno non ascoltare.”

Lampedusa ha insegnato al mondo come si fa accoglienza. Che giudizio ha dell’accordo tra Ue e Turchia?
“È terribile e inutile. I numeri delle persone che stimano di respingere sono davvero banali rispetto alle dimensioni del dramma e i soldi che spenderanno sono uno schiaffo in faccia a chi in questo momento nei campi profughi sta soffrendo in un modo insopportabile. È uno schiaffo alle politiche di cooperazione che andrebbero attivate, alle politiche di pace. È una strategia che riduce i diritti ed è in assoluta controtendenza rispetto ai segnali che sembravano essere nati dopo il naufragio di Lampedusa con l’avvio di Mare nostrum e le operazioni dei paesi europei di sostegno all’Italia nei soccorsi e soprattutto nei piani di ricollocamento. Siamo tornati completamente indietro, è una inversione di marcia. Una cosa atroce.”

Renzi ha detto che potremmo replicare gli accordi con la Turchia anche con la Libia…
“Come facevamo prima con Gheddafi, dandogli soldi in cambio del blocco delle partenze? Credo che sia una politica miope, forse capace di ridurre qualche migliaio di arrivi. Ma rende i viaggi più pericolosi, aumenta i morti e non è mai servita a fermare i viaggi della speranza. Mi sembrano risposte propagandistiche che ascoltano la pancia del continente, quella che vuole incutere paura. Sembra che oggi siano l’estrema destra, il razzismo e la xenofobia a dettare le politiche all’Unione Europea. Danno retta alla pancia e assecondano paure infondate, invece dovrebbe essere tutto il contrario.”

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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