Il nulla avanza. Caffè del 26

“Il gran discorso del Papa a Strasburgo”, scrive Mineo. Così è stato, infatti. Alle frasi citate dal collega ne aggiungerei altre. Dove dice, ad esempio, che “i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”. O dove parla della natura da amare e rispettare, mentre “invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare”. O ammonisce: “non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengano scartate ogni giorno dalle nostre tavole”. O invita a “reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori”. Altro che jobs act. E la platea dei parlamentari applaudiva, pur sapendo che si è fatto o si farà ben poco in quella direzione. Lui, giustamente, lo nega, ma è difficile non concludere che oggi, in quell’aula, è forse l’unica voce autorevole a dire “qualcosa di sinistra” (nandocan).

Mineo Corradino alganews***Da corradinomineo.it – Tanto tuonò che piovve! I deputati sono 630, 316, la metà più uno, hanno votato sì al jobs act, Civati  ha detto no, parecchi altri – e tra loro Fassina, Bindi, Cuperlo, Boccia- hanno sottoscritto un documento “perché non votiamo il jobs act- e sono usciti dall’aula insieme alle opposizioni. “Strappo nel Pd”, scrive il Corriere. “Renzi perde oltre 30 deputati”, la Stampa”. Il Fatto collega il dissenso parlamentare alla crescita paurosa del non voto in Emilia e alle improvvide dichiarazioni del premier: “I 750mila ‘secondari’ azzoppano Renzi”. Intanto -scrive Repubblica- il cavaliere “lancia Salvini: io regista, lui bomber”. Il titolo grande cerca di riassumere la complessità della giornata:  “Passa il jobs act ma si spacca il Pd. Berlusconi, patto su Italicum e colle”.

Il Giornale vede invece un “Patto del panettone” tra Lega e Forza Italia”, e aggiunge “Berlusconi apre: «Salvini premier del centrodestra? Ci penso. Lui goleador, io regista». Poi intervista Bossi che “benedice l’unione”. Torna la pace a destra? Nemmeno per idea, perché il caimano stanco vuole tenersi stretto Renzi, con il quale eleggere il futuro presidente della Repubblica (il Giornale è ossessionato dal rischio che venga scelto Prodi:  “l’ombra di Prodi -scrive – dietro l’asse Fitto-D’Alema”). Nè  l’alleanza con la Lega conviene all’ex Pdl passato sotto l’ala di Renzi: così, dice Quagliariello, “il centro destra si condanna a essere minoranza”. Giannelli disegna “il mister B” che allaccia la scarpa al “goleador” Salvini, il quale gli intima: “Lega!”

A sinistra Bindi (Corriere) avverte: “se il Pd è quello di questi ultimi mesi, è chiaro che ci sarà bisogno di una forza politica nuova” ma Bersani  (Repubblica) ritiene che “il messaggio di quegli elettori (che non hanno votato) non sia “uscite dal Pd”, bensì risolvete tutti insieme. Renzi non può fare finta di niente». A destra non tiene nulla: “quando l’imperatore non ha più regalie da distribuire – dice uno che conosce bene Berlusconi- i barbari si ribellano”. E tutto finisce in guerriglia:  “Berlusconi, prima il Colle poi il nostro sì all’Italicum. Renzi, non esiste, va approvato entro dicembre”, Repubblica.

Nel mondo,intanto  succedono cose: Il gran discorso del Papa a Strasburgo: “Bisogna fermare l’aggressore ingiusto ma nessun paese ha il diritto di farlo per suo conto”, dialogo con tutti i musulmani, non si può tollerare che “il Mediterraneo diventi un cimitero di migranti” mentre noi “abbiamo troppe cose che spesso non servono”, “Europa ferita, un po’ stanca e pessimista, che si sente cinta d’assedio dalle novità che provengono dagli altri continenti”.

Gli Stati Uniti già vivono il dopo Obama,un pauroso salto all’indietro.La vita di un giovane nero disarmato non vale la paura del poliziotto bianco che l’ha ucciso: legittima difesa. I neri senza lavoro si ritrovano discriminati e insorgono. Gentiloni non esclude l’invio di truppe italiane per riportare l’ordine in Libia. Il governo Netanyahu  non vuole che nasca uno stato palestinese ma intanto trasforma Israele in uno stato più confessionale, con non ebrei cittadini di serie B.

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: