Il Nobel per la pace alle isole di Lampedusa e di Lesbo. Un’idea bella e civile

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Anche nandocan, nel suo piccolo, accoglie e fa sua la proposta del regista di “Fuocoammare” per il Nobel della pace e anche l’idea di Giulietti di proiettare il film in Aprile ad Assisi (nandocan).

***di , 29 febbraio 2016 – “Diamo il premio Nobel per la pace alle comunità di Lampedusa e di Lesbo..” , queste le parole che il regista Gianfranco Rosi, vincitore dell’Orso d’oro al festival di Berlino, ha voluto dedicare a due comunità che sono diventate il simbolo della solidarietà, della inclusione, della accoglienza verso chi fugge da fame, guerra e terrore.

Il suo film ”Fuocoammare” è un’opera tragica, disperata, ma illuminata non solo dal fuoco della violenza e dell’odio, ma anche dalla luce della passione civile e della dignitá umana.  Passione e dignità che unisce chi rischia la morte pur di garantire un futuro a sè e ai propri cari e chi, tra mille difficoltà, apre loro le braccia, li salva dalle onde del mare, li accoglie nel primo impatto con una terra straniera. Non casualmente protagonista di questo film  è chi quelle scene le ha vissute e le vive ogni giorno, da testimone e, spesso, da protagonista, come pescatore, come sommozzatore, come medico o infermiere, come amministratore, come prete, come cittadino che apre una porta o magari si limita a regalare il primo sorriso.

L’idea di Rosi, bella e civile, è quella di dare il Nobel per la pace alle isole di Lampedusa e di Lesbo e alle loro comunità. Non sappiamo se questa proposta troverà il giusto ascolto nelle austere stanze di chi dovrà dare il giudizio finale, ma sicuramente merita di essere ripresa, condivisa, rilanciata, anche e soprattutto da chi, come questa rivista, ha fatto dell’impegno per la solidarietà, l’accoglienza, l’inclusione, un solido punto di riferimento etico ed editoriale. Sarà appena il caso di ricordare che Papa Francesco ha iniziato il suo viaggio recandosi a Lampedusa e ad Assisi, e ha ogni giorno ripetuto il suo appello a costruire i ponti e a superare i muri.

Le comunità di Lampedusa e di Lesbo, insieme a tante altre, sono state e sono la quotidiana rappresentazione di chi, fisicamente e spiritualmente, ha raccolto quelle parole e le ha trasformate in una pratica quotidiana  grazie anche all’impegno di amministratori, come il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, che non hanno mai ceduto alla demagogia di chi, pur di guadagnare facile consensi, non esita a cavalcare razzismo, xenofobia, disperazione sociale.
Non sappiamo se quel Nobel per la pace prenderà mai la strada di Lampedusa e Lesbo, ma sicuramente l’appello di Gianfranco Rosi può essere raccolto, se lo vorranno, da questa rivista, dalla federazione della stampa, dalla associazione articolo 21, dalla rete Illuminare le periferie del mondo, dalla tavola della pace.

Nel prossimo mese di aprile Assisi ospiterà il meeting dei giovani, migliaia di ragazze e di ragazzi, con i loro insegnanti, si ritroveranno per discutere di pace, di informazione, di solidarietà, di integrazione; perché non proiettare ” Fuocoammare” davanti alla Basilica di San Francesco, magari a pochi metri da quel barcone arrivato da Lampedusa e che i frati del Sacro convento hanno voluto mettere a pochi metri dalla tomba del Santo?

Ai rappresentanti di Lampedusa e Lesbo, tutti insieme, potremmo donare quel l’olio sacro che, da secoli, rende omaggio a Francesco e incarna proprio i valori dell’accoglienza senza distinzioni di fede, condizione sociale, colore della pelle.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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