Il mondo litigando verso l’auto distruzione. «Warming stripes» del riscaldamento del pianeta

Piero Orteca su Remocontro, 6 dicembre 2021

Alla vigilia della chiusura di Cop26 ancora nessun un accordo sul clima. Governi in ordine sparso, ognuno pensa per sé. Gli ultimi appelli degli scienziati e dell’Onu. Guterres: «Non si può restare al minimo comun denominatore». Ed Hawkins, Ipcc, scienziati Onu: «I politici devono decidere, altrimenti clima fuori controllo». Ma solo un miracolo può portare a un accordo.

«Warming stripes»

Il grafico in copertina mostra l’aumento della temperatura sul pianeta con i colori. Sono le «warming stripes», strisce verticali colorate e ordinate cronologicamente, che dal blu per la temperatura più fredda al rosso per quella più calda, disegnano l’aumento della temperatura media globale dal 1850 a oggi. Il modo più immediato di comprendere il riscaldamento globale dell’ultimo secolo, ed è un’idea del climatologo inglese Ed Hawkins, autore dell’ultimo rapporto Ipcc, il gruppo intergovernativo di esperti.

Verso un finale a perdere

Oggi è l’ultimo giorno utile, stando al programma, ma potrebbero proseguire anche nel fine settimana. Per cercare di salvare il salvabile. Parla chiaro il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: «tutte le grandi promesse fatte finora a Glasgow suonano vuote se i governi continuano a mettere miliardi nel fossile»«Decarbonizzare il portafoglio, da subito». Ma troppi Paesi, spesso giganti fragili, come l’India, a le stesse superpotenze economiche Usa e Cina, super ma non troppo, dicono di non poterselo ancora permettere. Forse nel futuro, 2030, o 50, o 70 come promette Pechino. Se prima il clima offeso non travolge la vita conosciuta sino ad oggi sul pianeta.

Impatti climatici irreversibili

Ieri, segnala Anna Maria Merlo sul manifesto, «200 climatologi hanno firmato una lettera che rileva che le attività umane hanno già riscaldato la terra di 1,1 gradi e hanno già avuto un impatto irreversibile». Obiettivo minimo ad evitare la catastrofe, limitare il riscaldamento al di sotto di 2 gradi e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5. Ma siamo ancora molto, troppo lontani.

Ultimo round e ‘Alleanza Boga’

Ultimo round di discussioni tecniche, in particolare sulla regolazione del mercato del carbone. ‘Alleanza Boga’ (Beyond Oil and Gas Alliance), che propone di chiudere il rubinetto di petrolio e gas ma non riesce a imporre una data precisa. C’è l’impegno di non dare nuove concessioni o licenze per il gas, con effetto immediato, e di mettere fine alle licenze in corso sugli idrocarburi nei rispettivi territori nazionali, ma sono in pochi a fidarsi di tali promesse. Chi aderisce, ieri la Francia; chi si ‘associa’, vedi la California (ma gli Usa non hanno firmato); e chi come l’Italia si definisce «membro amico».

Grandi inquinatori piccole promesse

Gli Stati Uniti che oggi dipendono per i quattro quinti dall’energia dal fossile, hanno promesso di dimezzare entro il 2030 rispetto al 2005 e di arrivare alla neutralità carbone nel 2050. La Cina, dopo la sorpresa del comunicato congiunto con gli Usa e promettere impegno, non fissa termini e non firma scadenze. Contraddizioni nei comportamenti di quasi tutti i maggiori protagonisti di inquinamenti ambientale e climatico. Firmi un pezzo di accordo ma non firmi l’altro, badando alle convenienze politiche nazionali del momento lasciando ad altro l’onere di un incerto futuro.

Petrolio e gas, torna il nucleare?

Secondo Nature, bisognerebbe lasciare sotto terra il 60% delle riserve di petrolio e di gas, oltre al 90% di quelle di carbone. La produzione di gas e petrolio dovrebbe diminuire del 3% l’anno, quella di carbone del 7%, a le previsioni sono di una crescita di almeno il 2% l’anno fino al 2030. Ancora oggi più di 420 miliardi l’anno sono investiti nello sviluppo delle energie fossili.
«Grosse divergenze sul nucleare, soprattutto tra europei», sottolinea ancora Anna Maria Merlo. Ieri, Germania, Austria, Lussemburgo, Portogallo, Danimarca, Irlanda e Spagna hanno espresso a Glasgow il rifiuto di mettere l’energia nucleare nei progetti europei. L’Italia non ha partecipato.

Ed Hawkins delle «warming stripes»

Lo scienziato dell’Ipcc e autore delle «warming stripes», spiega perché il bivio a cui si trova oggi il pianeta è inaggirabile: «La scienza ormai è chiara. Finora la Terra si è scaldata di 1,1 gradi. Per provare a stare sotto l’1,5 bisogna dimezzare entro il 2030 le emissioni di CO2 e arrivare allo “zero netto” nel 2050. Troppe promesse alla Cop26 – avverte – Servono impegni concreti e puntuali in ogni paese, altrimenti supereremo la soglia di intervento»

Oltre la ‘soglia di intervento’ cosa?

«Abbiamo sempre avuto fenomeni estremi. Ora però quando abbiamo un’ondata di calore provocata dal cambiamento climatico, quando abbiamo forti precipitazioni, cade più pioggia», spiega lo scienziato sentito da Stella Levantesi. «E così l’impatto e il rischio di inondazioni è maggiore quando un ciclone tropicale o un ‘medicane’ (l’uragano mediterraneo) colpisce la terraferma, perché il livello del mare è più alto. Quindi il cambiamento climatico sta aumentando gli impatti e gli effetti degli eventi meteorologici».

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: