Il ministro degli esteri israeliano Gantz con la spia in casa a fargli le pulizie, di tutto

Piero Orteca su Remocontro, 6 dicembre 2021

Pulizie accurate, anche dei dati del computer personale e possibili virus spia per colpire più in alto. Arrestato per spionaggio il domestico nella casa del vice premier Benny Gantz che, secondo l’accusa, trasmetteva dati a un gruppo di hacker collegato a Teheran. L’uomo, Omri Goren Gorochovsky, sarebbe stato arrestato prima che potesse fare alcun danno. Così ci dicono.
Bersaglio Benny Gantz, colpo che sfiora il governo stesso. Iran nemico scontato. I molti nemici interessati anche in casa. Shin Bet e Mossad, servizi segreti che non si amano.

Sicurezza israeliana, mito infranto

Al tempo che fu, quando un mito crollava di schianto e inaspettatamente, si parlava di “caduta degli dei”. Beh, il caso che vi raccontiamo fa parte proprio di tale categoria di eventi. Questa volta a cadere, è stato il blasone, onusto di gloria e di allori, dei servizi segreti israeliani. Il “maestro” di tutti gli apparati di intelligence militari del pianeta, lo “Shin Bet”, è stato raggirato dagli iraniani, in modo disarmante. Al mercatino delle spie improvvisate o “di seconda mano”, gli 007 degli ayatollah hanno pescato, a prezzi da saldo, nientemeno che l’uomo delle pulizie di casa Gantz. Chi è Benny Gantz? Diciamo che è “solo” il Ministro della Difesa di Israele (e attuale vicepremier). Ha ricoperto il ruolo di Capo di Stato maggiore nella micidiale operazione ‘Piombo fuso’ su Gaza del 2008, ed è anche il leader del partito Kahol Lavan, perno della “grosse koalition” che, licenziato Netanyahu, governa oggi il Paese.

La fonte di informazione più preziosa

Il ministero della difesa è sicuramente la fonte d’informazione più preziosa di una nazione che vive un’emergenza bellica continua. Mirare a lui, significa mirare alla testa. I fatti. L’uomo pescato con le mani nella marmellata (si fa per dire) si chiama Omry Goren Gorochovsky, ebreo ashkenazita di 37 anni. Secondo il think-tank “Debka”, Goren ha cominciato a lavorare per Gantz nel 2015, quando quest’ultimo era Capo di Stato maggiore dell’IDF. Che c’entra lo “Shin Bet”? Il compito del servizio segreto interno è chiaro: controspionaggio. Si devono passare al setaccio tutti coloro che hanno contatti con personalità “sensibili”. Valutandone affidabilità, trasparenza e qualsivoglia, sia pur minima, possibilità di minacciare la sicurezza nazionale. Insomma, chi lavora fianco a fianco coi “vip” dev’essere “blindato” al 100%. Bene. E invece Gorochovsky era un rapinatore seriale di banche.

La redenzione dell’ex carcerato

Nel 2013 è stato incriminato per avere assaltato o tentato di rapinare, in anni precedenti, istituti di credito a Carmiel, Ramieh, Kiryat Bialik e Lod. Condannato a quattro anni, assieme al fratello, è stato scarcerato dopo solo due anni di pena, e ha cominciato a lavorare come uomo delle pulizie. Nessuno, però, si sa spiegare in che modo, con un “curriculum” di quel tipo, Goren sia riuscito a ottenere il posto di domestico a ore nell’abitazione dell’allora generale Gantz, nel 2015. E come mai il Controspionaggio abbia lasciato fare. Evidentemente, allo Shin Bet dormivano o tenevano le maglie larghe, se un ex gangster aveva persino potuto ottenere le chiavi di casa del capo delle forze armate israeliane.

Bersaglio privilegiato solo iraniano?

Gantz era finito nell’occhio del ciclone, per questioni di sicurezza, nel 2019, quando hacker iraniani (l’accusa), avevano clonato il suo telefono cellulare. Fu un mezzo scandalo, che finì in rissa politica: come poteva il nuovo aspirante premier proteggere il Paese, se non riusciva a salvaguardare il suo cellulare? Poi, nella primavera di quest’anno, dopo che Gantz è diventato Ministro della Difesa, ecco che compare Omry Goren Gorochovsky, l’ex rapinatore redento, o quasi. Dipendeva dalla cifra.

‘Moses Staff’ e ‘Black Shadow’

Sempre secondo “Debka” (molto molto informata su questioni di spie), Goren fotografava ogni angolo della casa e passava poi il materiale (a pagamento) a un gruppo di “hacker” che si fa chiamare “Moses Staff” e che ha recentemente messo in rete foto private di Gantz. Secondo gli investigatori israeliani che indagano sul caso, il “Moses Staff” è sicuramente legato da rapporti di collaborazione con gli esperti analisti iraniani di “Black Shadow”. Per cercare di non essere scoperto, Goren copiava i dati su Telegram, li trasmetteva e poi li cancellava. Toccherà ora agli specialisti informatici di Gerusalemme cercare di stabilire il danno al sistema di difesa e di sicurezza del Paese inflitto dalla spia.

Il danno d’immagine fatto alle agenzie d’intelligence è, comunque, incalcolabile. Certo, in tutta questa storia qualcosa non torna. Anche perché, ora, lo “Shin Bet”, per difendersi, ha messo sulla graticola proprio Gantz. Con Netanyahu che certo non piange. E il Mossad? Tace. Ovviamente.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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