Il gioco d’azzardo si diffonde tra i giovani: ora è allarme.

gioco d'azzardoE questi dati sono davvero allarmanti, come quegli altri pubblicati oggi dal supplemento di repubblica, secondo cui un italiano si cinque frequenterebbe gli indovini e le fattucchiere. Che dire? Se alla povertà economica si accompagna il degrado dei valori e dei comportamenti di una società evoluta, vuol dire che le centrali dell’educazione, dalla famiglia alla scuola, dalla politica alla religione alle istituzioni culturali in genere sono sempre più coinvolte nel fallimento di un modello di vita, quello generato dal liberismo capitalista che nessuno ha ancora il coraggio e la forza di riformare (nandocan). 

 

****da Piero Filotico, 6 maggio 2014 – Doveva avvenire, in seguito all’incontrollata diffusione di sale giochi, video lotterie, slot machine, poker e roulette on line, che anche i giovani e perfino i minori fossero contagiati da gioco d’azzardo. I media hanno dato poco rilievo alla notizia, salvo (per quanto mi risulta) il tg de la7 e qualche altra testata, ma mai con l’evidenza dovuta a un dato tanto drammatico. Ora abbiamo le prove che il veleno si sta insinuando tra i nostri ragazzi e il Governo ha il dovere di intervenire con urgenza. Alla fine di aprile la Società Italiana Medici Pediatri (SIMPe), in collaborazione con Paidòss (Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza), ha pubblicato i risultati di una propria ricerca sulla diffusione del gioco d’azzardo tra i giovani, dall’eloquente titolo “Ragazzi in gioco”. I risultati sono assolutamente sconvolgenti. Su un campione di 1000 genitori, oltre il 45% ha dichiarato di aver frequentato una sala giochi o un centro scommesse e di avervi riscontrato nel 29,9% dei casi la presenza di minori (spesso o qualche volta). Il 55% degli stessi genitori considera giusto il divieto per i minori di accedere a simili luoghi e la stessa percentuale non ha mai giocato: il restante, pari al 44,7 invece lo ha fatto con varie frequenze e – quel che è grave – il 54,8% di questi si fa (talvolta o spesso) accompagnare dai figli, che nel 48,1% dei casi chiedono di giocare. Risulta anche dall’indagine una enorme inconsapevolezza della gravità del fenomeno della ludopatìa, cioè della psicodipendenza dal gioco d’azzardo: solo nel 10,3% dei casi se ne è parlato in famiglia (a una successiva domanda la stessa ridotta percentuale conferma di conoscere il significato del termine) e ciò nonostante ben il 55,9% dei genitori tema (qualche volta o spesso) che i figli giochino. Addirittura il 74,7% riterrebbe giusto intervenire secondo varie modalità se dovesse scoprire che il figlio gioca d’azzardo. Che la dipendenza preoccupi è peraltro confermato dal 75,8% che vorrebbe essere più informato e dal 74,9% che ritiene che il problema ludopatia o gioco patologico possa riguardare anche i minori. Ma intanto il 20,3% ha già un figlio che gioca e il 32,6% di questi ha cominciato tra i 12 e i 17 anni. Desta anche preoccupazione il gioco on line, per cui il 33,4% dei genitori ha posto limiti all’accesso di siti al pc in casa. Quanto alle motivazioni, giocano col miraggio del denaro il 34,4% dei giovani e il 50,8% degli adulti e per ‘passare il tempo’ rispettivamente il 25,4% e il 18,9%. Infine, a conferma dell’allarme diffuso tra i genitori, l’84,1% è ‘abbastanza o molto preoccupato’, il 90% si è rivolto a qualcuno per aiuto e il 65,2% è contrario all’apertura di nuove sale da gioco. Basta un elementare livello di buon senso per dichiarare che gli elementi per una profonda revisione di tutto il settore del gioco d’azzardo ci siano tutti. Ora è il Parlamento che deve muoversi e sollecitare l’attuale Governo, se dovesse protrarsi la colpevole inerzia che ha contraddistinto indistintamente tutti quelli che si sono succeduti fino ad oggi.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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