Il G 20 e Papa Francesco

di Raniero La Valle, 26 ottobre 2021

Questa settimana, il 30 e 31 ottobre, si riunirà a Roma il G 20 sotto la presidenza di Draghi. I temi all’ordine del giorno, crisi ecologica e pandemia da Covid, riguardano né più né meno che la salvezza del mondo. Noi non abbiamo modo di influire sulle sue decisioni, ma ci sembra che “i Grandi” potrebbero trarre ispirazione per il loro lavoro dal fatto che a Roma c’è anche la presenza del papa.

La fraternità condivisa con ogni religione

Fino a qualche decennio fa questa ispirazione avrebbe potuto essere partigiana ed escludente, dato che  il cattolicesimo definiva se stesso come l’unica religione vera e la Chiesa cattolica come unica arca fuori della quale non potesse darsi salvezza. L’ispirazione che oggi ne può venire è al contrario universale e includente. Sia per il riconoscimento operato dal Concilio Vaticano Secondo dei doni di Dio profusi come semi in tutte le religioni e le culture. Sia per l’affermazione di fraternità tra tutti gli uomini che papa Francesco ha condiviso con ogni religione e ha esteso in particolare all’Islam. Con cui nel patto di Abu Dhabi ha firmato l’attestazione che “le diversità di religione… sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”.

Lo stesso papa nel messaggio ai Movimenti popolari del 16 ottobre scorso ha chiesto a se stesso e a tutti gli altri leader religiosi “di non usare mai il nome di Dio per fomentare guerre o colpi di Stato”. Questa ispirazione può pertanto essere oggi tale da incoraggiare tutti i responsabili della vita sulla Terra a perseguire l’unità umana. A adottare un’ecologia integrale. A far proprio il Trattato già varato dall’ONU per la proibizione di tutte le armi nucleari. A promuovere la fine della corsa al riarmo e delle relative spese. Nonché a indurre a una conversione dell’ideologia delle Forze Armate. Tutto ciò al fine di costruire un mondo in cui rimangano come unici uccisi dal fuoco delle Forze Armate quelli uccisi per sbaglio nei set cinematografici di Hollywood.

Nella Scuola per un a Costituzione della Terra i “Grandi” potrebbero essere i primi docenti e discepoli

Sarebbe bene inoltre che i partecipanti al vertice mondiale fossero informati del fatto che a Roma è stata da poco istituita una Scuola che promuove il pensiero e cerca le vie per dar luogo alla stesura e all’adozione per tutto il mondo di una Costituzione della Terra. Si potrebbe dire che i convenuti a Roma,  come responsabili di popoli e protagonisti decisivi  della scena mondiale, di tale Scuola potrebbero essere i primi docenti e discepoli.

Sarebbe bello infatti  che fra loro sorgessero persone iniziative e politiche che facessero proprio questo progetto, lo includessero nelle tematiche presenti nella comunità delle Nazioni e lo portassero a buon fine. In modo che la Terra intera possa avere la sua Costituzione: una Legge fondamentale che garantisca diritti e doveri a tutti gli uomini e le donne del pianeta e che con il supporto di efficaci garanzie giuridiche ed istituzionali assicuri che la Terra sia salva, la vita sia prospera e la storia continui.

Una politica dei beni comuni dell’umanità

Come si sa le Costituzioni hanno offerto molte volte e per molto tempo le più alte esperienze di giustizia e di pace nei singoli Stati, sicché si può pensare che il modello costituzionale esteso sul piano globale possa mantenere analoghe promesse per tutti i Paesi.
Anche la sfida della pandemia conduce nella stessa direzione, suggerendo di instaurare una politica dei beni comuni dell’umanità che non si possano né comprare né vendere, che siano fuori commercio e messi a disposizione di tutti da un’economia di liberazione, a cominciare dalla decisione della non brevettabilità dei vaccini contro il Covid e dei farmaci salvavita.

Oggi la Terra può essere osservata dall’alto

Che tale proposta non sia mai stata formulata fin qui non depone contro la sua attuabilità, ma deriva piuttosto dal fatto che finora da ogni punto del pianeta la Terra è apparsa frammentata e divisa e il corso storico si è andato svolgendo attraverso contrapposizioni etniche, religiose, culturali e politiche via via apparse come insormontabili, sicché una Costituzione di tutta la Terra sembrava impensabile. Ma oggi la Terra può essere osservata dall’alto come un tutto globale e anzi un poliedro, come dice il Papa, e come si sa al mutamento del punto di vista corrisponde il mutamento delle cose.

Oggi in realtà le divisioni identitarie, pur feconde e  inviolabili nel loro ordine, non sono più tali da precludere unità più costruttive e più vaste. Né questa costruzione di un ordinamento costituzionale mondiale può essere considerata un’utopia di intellettuali, se negli anni 80 del 900 un mondo ricomposto nella pace, “senza armi nucleari e non violento” fu proposto da due grandi compagini statali, l’Unione Sovietica e l’India, pur appartenenti a mondi diversi,   i cui popoli insieme rappresentavano un quinto dell’umanità.


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