Il fuoco devastante che fa l’inferno in terra: gli incendi nella storia

di Giovanni Punzo, da Remocontro, 1 agosto 2021

Centinaia di migliaia di ettari di foreste in fiamme, dalla Siberia all’Alaska, dalla Columbia britannica, in Canada, all’Oregon. Nella più vasta e fredda regione russa, la Yakutia, in Siberia, in tre settimane le fiamme hanno raso al suolo oltre 800 mila ettari di foreste di coniferi e tundra,
Nell’Ovest degli Stati Uniti, è il Sud-Ovest dell’Oregon a bruciare: otto maxi incendi hanno raso al suolo oltre 192 mila ettari di bosco e il fumo ha raggiunto persino la costa occidentale, con l’allerta dello Stato di New York per la presenza di particelle pericolose nell’aria.
Oltre 800 roghi in Italia: il numero maggiore, 250, in Sicilia. Incendi anche in Sardegna e in molta parte del centro sud.

Terra, aria, acqua e fuoco, per gli antichi, erano gli elementi della natura, ma furono spesso anche fattori di eventi catastrofici e devastanti. Soprattutto il fuoco, quando appiccato deliberatamente …

Antichità e Medioevo

Il Poema antico forse più noto al mondo si conclude con un incendio spaventoso che distrugge la città di Troia. Autore ufficiale Omero, guerra narrata postuma nell’Iliade, avvenuta grossomodo nel XII secolo a.C. quando i greci vincitori si diedero al saccheggio della città e la incendiarono perché non potesse più risorgere. Accadeva anche prima e accade dopo, molte altre volte, ma è da quel poema che si impose l’immagine della catastrofe voluta dall’uomo.
Al contrario, nell’Apocalisse, fu un intervento divino punitivo a distruggere con il fuoco Babilonia e i suoi peccatori.
Nel 64 a.C. fu Roma invece ad essere devastata da un pauroso incendio e si disse che fosse stato ordinato dallo stesso imperatore Nerone che –anziché organizzare i soccorsi– rimase affascinato a guardare l’orrendo spettacolo. Probabilmente non è vero e Nerone fu accusato ingiustamente: le condizioni della città, sovrappopolata e sovra edificata, furono la causa principale e bastò un incendio casuale nel caos delle vie strette a determinare il rogo generale.
Mentre tutti però ricordiamo l’incendio di Roma, meno noto è che Costantinopoli, tra il 406 e il 1204, subì ben cinque incendi devastanti: ogni volta fu ricostruita nello stesso modo caotico, ricreando cioè le pericolose condizioni che avevano provocato gli incendi precedenti. Costantinopoli rimase a lungo una città esposta a questo pericolo: a metà Settecento fu costruita una torre d’avvistamento, ma – costruita in legno – andò a fuoco anch’essa e fu ricostruita in pietra solo un secolo dopo. Pessima a Costantinopoli era del resto anche la fama dei vigili del fuoco, che spesso rubavano senza pudore dalle case in fiamme.

I grandi incendi europei

Bruciarono ovunque città e foreste, anche se in realtà nei secoli passati il disboscamento operato dall’uomo per procurarsi legna da costruzione o combustibile fu la principale causa delle distruzioni ambientali, ma non gli incendi, che avrebbero trasformato inutilmente in cenere una preziosa risorsa.
Nel 1212 a Londra avvenne un incendio memorabile, oggi ricordato come «The Great Fire of Southwark», che provocò circa tremila vittime: subirono una fine orribile centinaia di persone rimaste intrappolate sul London Bridge, all’epoca in legno impermeabilizzato con catrame e quindi particolarmente infiammabile. Nel 1666 di nuovo a Londra si verificò un rogo spaventoso che però, rispetto quello di quattro secoli prima, produsse assai meno vittime: la città infatti era stata appena spopolata dalla peste e alle fiamme andarono nella stragrande maggioranza case disabitate.
A Parigi si verificarono due incendi memorabili, uno nel 1871 durante la Comune quando bruciarono le Tuileries e uno nel 1897 nel corso di una fiera di beneficenza. Nel primo caso l’incendio fu probabilmente doloso (era il palazzo reale) e nel secondo si trattò di un incidente verificatosi in un padiglione dove si teneva una delle prime proiezioni cinematografiche in pubblico: delle oltre millecinquecento persone coinvolte ne persero la vita duecento anche per la calca seguita alle fiamme.
Innumerevoli e devastanti furono altri incendi provocati dalle due guerre mondiali: nell’agosto 1914, all’inizio della Prima, bruciò la città belga di Lovanio appena occupata dal nemico. Fu indubbiamente un rogo provocato, ma la colpa di aver distrutto una città medioevale e la sua antica biblioteca divenne un marchio d’infamia sulle truppe tedesche che le avrebbe accompagnate sino alla fine della guerra e oltre.

Il nuovo mondo

Moltissimi anche gli incendi negli Stati Uniti e in Canada sia di boschi che abitati. In un trentennio bruciarono parti consistenti di tre grandi città: nel 1871 Chicago (trecento vittime e novantamila senzatetto); nel 1872 Boston (una trentina di vittime, ma gravissime conseguenze economiche) e nel 1906 San Francisco: un’autentica apocalisse, sia perché l’incendio si scatenò in più punti per le fughe di gas dopo un terremoto, sia perché le vittime civili assommarono a tremila e sui vigili del fuoco caddero pesanti accuse di incompetenza.
Sempre negli Stati Uniti, non in grande centro urbano, ma a Peshtigo (Wisconsin) nel 1871 l’incendio cominciò invece dalla foresta che circondava la cittadina: le cause non sono accertate e si ipotizza perfino la caduta di un meteorite, ma gli abitanti rimasero intrappolati nelle case di legno dalle fiamme e ne perirono quasi duemila.
Migliaia di vittime si ebbero nel 1917 ad Halifax, porto canadese, per lo scoppio di una nave carica di munizioni che incendiò la città. Gli incendi nelle città sono diventati oggi meno frequenti e le fiamme distruggono boschi o foreste.
È cronaca della scorsa estate 2020 il pesante bilancio degli incendi che hanno devastato la California: ottomila incendi – dei quali una parte forse dolosa – hanno devastato quattro milioni di ettari di boschi, distrutto centinaia di abitazioni e provocato una trentina di vittime. Oggi sta bruciando anche una parte del nostro Paese, ma le inquietanti domande sono sempre le stesse.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: