Il discorso su destra e sinistra è obsoleto. E il centro, come può non esserlo? Altro è difendere i “nostri” valori…

***di Nino Labate, 6 gennaio 2022

Non bisogna inseguire le illusioni ottiche. Se il centro politico cattolico per gli anni 2000 si vuole distinguere capovolgendo la “Fratelli Tutti” in “Fratelli Pochi”, e così identificare i suoi valori e principi politici con quelli inviolabili della Chiesa cattolica, è padronissimo di farlo. Ben sapendo dei pericoli di integralismo tradizionalista e conservatore che corre, mostrandosi ignaro della secolarizzazione galoppante. Salvare i valori del cattolicissimo democratico vuol dire, più che mai, sottomettersi a un notevole sforzo culturale, e solo culturale, per non farli disperderli.

Guardando all’anno appena concluso, devo per forza rivolgere il pensiero ad alcuni stimati amici che non hanno perso l’occasione di battere il chiodo del “Centro politico” sempre partendo dai nobili valori del cattolicesimo democratico e popolare, se non addirittura dalla storica DC. Spesso prendendo le mosse dal centrismo, antropologico e politico, presente di fatto nella dimensione locale e comunale. Qualche volta perché incomprensibilmente allarmati dai pericolosi “opposti estremismi”, posizionati nei poli antiliberali, antidemocratici e populisti, presenti in Italia.

La dimensione locale è utile ma…

La famiglia, lo spazio locale, il nostro piccolo o grande comune di nascita, il nostro vicinato, il rione e il quartiere dove abbiamo giocato da ragazzi, sono quelle dimensioni sociali ed esistenziali di base che lasciano un segno per tutta la vita. Anche se non ce ne rendiamo conto, i mondi locali della nostra infanzia e della nostra fanciullezza, quelli vitali della nostra prima socializzazione, rappresentano le pietre angolari del nostro orizzonte cognitivo.

La realtà  intorno a noi però cambia. Cambia col tempo. E cambia con la storia. Dobbiamo allora  avere solo la pazienza (e la sapienza) di ritarare costantemente il nostro modo di pensare, i nostri pregiudizi, il nostro atteggiamento nel  valutare le cose. La dimensione locale è utile e serve. Sappiamo tuttavia che le rivoluzioni epocali provocati dal gas serra e dalle trasformazioni climatiche, dal 5G, dalle inevitabili ondate di emigranti bloccati al semaforo rosso, e dalle progressive diseguaglianze in forte movimento al semaforo verde, non li risolve il sindaco di Cefalù o di Casalpusterlengo. E neanche il Comitato di quartiere sotto casa nostra, con le premure e gli affanni per la fontanella in piazza. 

Sono problemi che si risolvono rimanendo insieme e tutti uniti, a partire dalla dimensione locale, nazionale, sovranazionale, europea, e addirittura di governance mondiale, cedendo autonomia e  sovranità. Oppure essi rimangono, con il loro carico di problematicità, senza soluzioni.

Lavorando per il futuro

In questo indispensabile lavoro per il futuro che ci attende,  dobbiamo solo stare attenti a quelle élite neoliberiste che con i loro monopoli mondiali possono pilotare  silenziosamente dall’alto queste “rivoluzioni”, giocando tutto sull’individuo e sulle metodologie del liberismo di vecchia scuola viennese che lo esaltano, quindi sul libero e autonomo mercato, senza avere lo Stato di mezzo.

Naturalmente in questo discorso è compreso il mercato finanziario controllato da quell’1% di supericchi che gestisce  le banche  del mondo. Ebbene, lasciamo questo ultraliberismo centralizzato al suo destino. Lo sforzo da compiere riguarda le attenzioni rivolte a quel futuro sconosciuto che ci attende, per altro già iniziato da tempo. Guardando lontano dai nostri spazi di vita locali, dai nostri desideri politici, dai nostri convincimenti, ed evitando così quelle divisioni che nascono dalla nostalgia e dal rimpianto di passati gloriosi, senza nessuna possibilità di ritorno.

Il paradosso dei nostri giorni

Se facciamo questo sforzo, non si fa allora molta fatica a notare un paradosso dell’attuale paesaggio politico italiano. Quello che in piena pandemia “universale” – che nel rispetto della diversità dovrebbe spingere a risposte univoche, e sollecitare coesioni, solidarietà, e interpretazioni unitarie della realtà, scommettendo anche sulla scienza-tecnica – si avvertono invece incomprensibili sollecitazioni e desideri di essere a tutti i costi diversi e di rimanere slegati.

Ciò attiene ad alcuni Stati che scelgono l’autonomia antieuropeista, con il filo spinato, sino ad alcuni partiti, nei diversi Stati, che prediligono la strada solitaria. Partiti, questi ultimi, quasi mai originali, ma sempre ripetitivi sui grandi valori dei diritti umani e  della democrazia politica liberale. Con la voglia di distinguersi lo stesso. Disuniti e sovrani sin dal proprio stato, dal proprio partito politico e dalla propria corrente partitica. Ma soprattutto nel proprio ideologico spazio politico orizzontale, di centro o destra o sinistra che sia.

Sulla Ri-nascita di un “Centro”

Ho seguito come ho potuto l’interessante dibattito sulla RI-nascita di un “Centro” politico Italiano. Con attenzione e rispetto. Un Centro diverse volte identificato con il radicamento territoriale e l’attenzione per le istanze locali, come ho detto. Spesso, questo dibattito, appare comunque rivolto agli ultrasessantenni, perché immaginato e desiderato come luogo della vecchia Dc: nel migliore dei casi degli alti valori del cattolicesimo democratico. Un qualcosa, nel profondo, quasi sempre da “RI-comporre e Ri-costruire“, con quel prefisso teso a duplicare la stessa cosa guardando però al passato, e quasi mai da “Comporre e Costruire ex novo“, guardando al   futuro,  come raccomanda Mattarella .

Ecco, forse a motivo del fatto che sono da tempo convinto che le categorie politiche di destra, centro e sinistra non servano più in quanto obsolete, non ho mai confuso questi spazi geometrici di tipo orizzontale con quelli dell’uguaglianza, vale a dire con quelli verticali, tra gli “alti” e i “bassi”, tra i primi e gli ultimi, tra i ricchi e i poveri, che una autentica democrazia liberale sociale e solidale, di stampo keynesiano, con al centro la persona, deve o dovrebbe tutelare. 

“Fratelli Tutti” o “Fratelli Pochi”

Se il centro politico cattolico che si auspica per gli anni 2000 si vuole distinguere capovolgendo la “Fratelli Tutti” in “Fratelli Pochi”, e così identificare i suoi valori e principi politici con quelli inviolabili della Chiesa cattolica, è padronissimo di farlo. Ben sapendo dei pericoli di integralismo tradizionalista e conservatore che corre,  mostrandosi ignaro della secolarizzazione galoppante. E in più sapendo di un Papa come Bergoglio, che attraverso un Sinodo sollecita i suoi cardinali, i suoi vescovi, i sacerdoti e i laici, a uscire dalle parrocchie e a guardare con attenzione le “metamorfosi” sociali, ambientali e culturali del mondo, affiancando alla irrinunciabile spiritualita della Chiesa il segno dei tempi.

Se invece i sostenitori del “Centro” intendono verificare quanti valori della Dottrina sociale della Chiesa si trovano oggi depositati nella nostra Costituzione, e quanti di questi valori sono stati fatti propri dalle socialdemocrazie liberali del mondo, non devono fare altro che immergersi nella realtà, non solo politica, e osservarla attentamente senza pregiudizi. 

Il cattolicesimo democratico e popolare è ancora testimone di un patrimonio di valori che necessitano di non essere dispersi. È vero, senza dubbio! Quello che però serve è solo un notevole sforzo culturale, e solo culturale, per non disperderli. Non altro.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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