Il boomerang delle primarie.Caffè del 3

Quando anni fa, assai prima che nascesse il Partito Democratico, Pietro Scoppola e i Cittadini per l’Ulivo (e io ero tra loro) proposero le primarie fra gli elettori per le cariche monocratiche delle istituzioni (presidente del consiglio, della regione, sindaco) non fu certo per una delle ragioni qui indicate da Corradino Mineo, ma per togliere ai signori delle tessere l’esclusiva nella scelta delle candidature. Per evitare brogli e infiltrazioni si pensò anche ad un “albo degli elettori”. Purtroppo le buone intenzioni si sono scontrate prima con la resistenza vincente dei capicorrente, ribattezzati leader, e poi con l’incoronazione mediatica e plebiscitaria dell’uomo solo al comando. Quanto all'”altro mondo possibile”, a cavallo tra il modello proposto da Fabrizio Barca e quello di Syriza, è più o meno lo stesso che anch’io vado predicando (inutilmente) da tempo nel PD e su questo blog (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo3 marzo 2015 – “De Luca, lite nel Pd. Renzi: non cambio la legge Severino”, così Repubblica. Per il Fatto: “De Luca candidato ineleggibile. Pronta una legge ad personam”. Lo sceriffo di Salerno ha fatto saltare il tappo (ipocrita) delle primarie e pure quello della questione morale, dimenticata dai partiti e surrogata dall’ossequio (formale) ad atti e notizie giudiziarie.

Cominciamo con le primarie: 10 anni fa le prime, per dirimere i contrasti nelle coalizioni di centro sinistra. Poi sono state usate per nascondere l’incapacità di decidere del principale partito del centro sinistra, per scalarne la segreteria, per rottamare una parte del gruppo dirigente che non si voleva più candidare. Una parola che suona bene primarie, tanti usi diversi e (quasi) nessuna regola. In America vota solo chi è iscritto nelle liste elettoriali come democratico o repubblicano. Da noi chi paga due euro. Così il voto si trasforma in una specie di medievale giudizio di Dio che gli apparati controllano (Paita, Liguria) ma a volte no.

Lo sceriffo De Luca ha fatto il pieno di voti a Salerno, ha perso a Napoli (con Cozzolino, sopravvivenza bassoliniana), ma anche lì ha preso parecchi voti. Se Renzi, grazie alle sua vittoria alle primarie del Pd può prendere a calci i gruppi parlamentari, De Luca, con la stessa forza, ha il diritto di essere il candidato di Renzi in Campania. Tuttavia De Luca è stato condannato, a un anno, per abuso d’ufficio (l’accusa chiedeva il peculato, reato più grave, i giudici hanno ritenuto che abbia solo fatto lo sceriffo, abusando di norme e regole, per piazzare il capo del suo staff, Alberto Di Lorenzo, alla guida di un inceneritore). Per effetto della Legge Severino, De Luca non è eleggibile. Ma non ha rubato, non è corrotto? Non importa: non si cambia una legge che non ti fa comodo.

Un altro mondo sarebbe possibile? Sì. Basterebbe che un ipotetico grande partito della sinistra tenesse in piedi migliaia di  circoli, che svolgono una funzione sociale – che so, fanno assistenza ai cittadini, controllano l’amministrazione o anche solo aprono le porte, un giorno a settimana, a un confronto pubblico sull’attualità -, basterebbe che questi circoli tenessero il registro delle persone che partecipano, a vario titolo, alle loro attività. E si potrebbero indire elezioni primarie tra queste persone registrate e quelle che lo sono ad opera di altre associazioni indipendenti, che cioè non fanno parte di quel partito, ma intendono coinvolgersi in una particolare campagna elettorale. Quanto alle condanne non definitive, la differenza tra chi abbia violato una norma per fare il bene comune e chi, invece, abbia tratto vantaggio dalla sua funzione, fra la gente, lo si capisce molto bene.

“Meno disoccupati, ma non basta”, dice La Stampa.  Mattarella alla Merkel: “L’Europa ora cambi passo”. Diciamo subito, che non siamo mai stati messi peggio: disoccupati, tasse, calo dei prezzi perchè nessuno spende. Tuttavia qualcosa si muove nelle tabelle e fra i dati. Così anche una persona seria come Mario Deaglio scrive: “siamo più prossimi a una ripresa generalizzata dell’economia, di quanto non siamo mai stati negli ultimi sette anni”. L’importante è che non resti una ripresa solo virtuale, che non si usino nuove leggi (jobs act) per nascondere miseria e precariato. La disillusione sarebbe tremenda. Il Corriere intervista Boeri, presidente Inps: “Età flessibile per le pensioni”.  Vai prima, prendi meno. La novità è che Boeri vorrebbe un “salario minimo contro la povertà”, per dividere previdenza da assistenza e proteggere i disoccupati anziani, non pensionabili. Sempre che l’Europa consenta.

Infine il Giornale: “Renzi vola: in elicottero”. Ce lo possiamo permettere, noi Italiani, un Renzicottero? Francamente sì. Certo è più elegante l’altro Presidente, il quale però si è formato a Palermo e non nella provincia toscana. A proposito, il silenzio talvolta parla: pare che il governo abbia rinunciato a riformare la scuola per decreto.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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