Il 42% dei francesi vuole limitare la libertà di espressione sul web (sondaggio Journal du dimanche)

dbella

Dipende da cosa si intende per libertà d’espressione. Non penso che si possa considerare tale un’istigazione a delinquere, che è reato anche nei paesi civili. Se è necessario precisarlo per internet, sono d’accordo. Personalmente sono contrario a tutte le conclusioni dogmatiche, dalla “sacralità” assoluta della rete all’identificazione globale con un giornale di satira. E in piazza sono andato anch’io con la matita in mano, senza cartelli. Se lo avessimo fatto in tanti, forse oggi  avremmo nel mondo qualche protesta sanguinosa in meno. (nandocan).

***di , 18 gennaio 2015* – 7 milioni di copie . E’ record per Charlie Hebdo. Tutti lo comprano alcuni addirittura lo rubano per rivenderlo a caro prezzo su e bay. Ma…c’è un ma. Il Journal du dimanche rivela i risultati di un nuovo sondaggio. Il 42 per cento dei francesi è favorevole a limitare la libertà di espressione su internet. Certo bisogna tenere presente che i francesi rispondevano a questo sondaggio mentre in tv passavano le immagini delle ambasciate francesi assaltate e delle chiese bruciate in molti paesi arabi (Niger, Yemen e Algeria). Ma il problema c’è. Personalmente ritengo che si debba fare una distinzione fra palco teatrale, giornali, vignette da una parte e messaggi o video dall’altra. Per essere chiari: il comico Dieudonné deve a mio parere avere totale libertà sul palcoscenico (a costo di tollerare i suoi deliri antisemiti) ma deve essere fermato quando incita alla violenza antisemita su youtube.  E per la difesa delle vignette di Charlie mi identifico con la copertina de l’Express: tutti in piazza con la matita in mano.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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