Ieri 18 settembre, festa nazionale del conflitto di interessi

di Giuseppe Giulietti, 19 settembre 2013

berlusconi-videomessaggioAltri commenteranno il senso politico del comizio videomessaggio di Berlusconi. A noi interessano invece alcune riflessioni sul metodo e sulle forme. Per la prima volta nella storia repubblicana, una persona condannata in via definitiva ha potuto inviare ed ottenere la immediata trasmissione di un video registrato nel quale ha potuto giudicare e condannare i suoi giudici naturali. La rilevanza giornalistica dell’avvenimento ë indiscutibile, ma da oggi a quale altro cittadino potrà godere di analogo privilegio?Come, dove e quando sarà concesso ai suoi giudici di replicare? Potranno avvalersi del videomessaggio e troveranno analoga ospitalità nelle tv, a cominciare da quelle di proprietà del loro accusatore? Le Autorità di garanzia del settore potranno e vorranno garantire la parità di trattamento? Probabilmente non accadrà nulla, e così il principio di uguaglianza sarà stato ulteriormente colpito e sfregiato. Quello che è accaduto è la ennesima, beffarda dimostrazione che il conflitto di interessi è più forte che mai e che sarà la clava da utilizzare contro gli avversari, prima e durante la prossima campagna elettorale.

Chi pensa di poter “asfaltare” gli avversari guardi e riguardi il videomessaggio, si informi sui precedenti e prenda le contromisure prima che sia troppo tardi. In questo Parlamento, volendo, ci sarebbe persino una maggioranza in grado di approvare una legge sul conflitto di interessi, ovviamente servirebbe la volontà politica, quella che è  mancata nello scorso ventennio.
Nel frattempo questo 18 settembre sarà ricordato come una sorta di “Festa nazionale del conflitto di interessi” e, forse non sarà stata neppure l’ultima.

* da Blitz Quotidiano

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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