I tormenti ucraini di Biden, le minacce russe e i miraggi Nato

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Il Washington Post sostiene che rispetto a sette anni fa «l’esercito russo e quello ucraino sono più avanzati, l’occidente rimane diviso su quanto essere duro con Mosca, e Putin è diventato sempre più audace nel fare pressione con le rivendicazioni della Russia sull’Ucraina», riferisce il Foglio.
Mosca e Minsk strattonano i confini ucraini mentre la Nato si riunisce a Riga

Truppe su e giù, da una parte e dall’altra

Tormento Ucraina quasi pena personale per Biden. Il movimento delle truppe russe al confine ucraino, i negoziati con Mosca in un vicolo cieco, le tensioni nel Donbass ormai a 13 mila morti, che aspettano la fine dell’inverno per riesplodere. E secondo il Washington Post, l’amministrazione Biden starebbe considerando un maggiore aiuto militare all’Ucraina e potenziali sanzioni o altre misure da prendere prima o dopo una possibile invasione da parte russa.

Ipotesi invasione, realtà o scusa?

«Fiona Hill, ex consigliera per la Russia nell’Amministrazione Trump, dice che “Se vuole invadere l’Ucraina, per Putin non c’è mai stato momento più propizio», rilancia Priscilla Ruggiero. Il Cremlino però continua a negare, nonostante –versione Nato-, la Russia abbia ammassato una “grande e insolita concentrazione di forze nella regione”. Minaccia militare reale e pressioni diplomatiche sulla difficile trattative in corso? Solo un Bluff o minacce reali?

Vertice Biden Putin 2022?

«Secondo alcune fonti, Washington avrebbe vagliato anche la possibilità di un vertice di persona tra Biden e Putin nella prima metà del 2022», riferisce il giornale russo Kommersant. Secondo Andrea Kendall-Taylor, esperta di Russia al Center for a New American Security, l’interesse di Putin sull’Ucraina è molto più forte di quello americano. Bastava guardare una carta geografica per capirlo. Mentre il Carnegie for International Peac, l’attivismo Nato sui confini russi sarebbe colpa di Mosca.

Resuscitare l’accordo di Misk 2015

Samuel Charap, altro analista di Russia alla Rand Corporation, sostiene che gli Stati Uniti, bloccati con Putin, dovrebbero fare pressione sull’Ucraina per recuperare il moribondo accordo di pace del 2015, l’accordo di Minsk II, come prima mossa simbolica da dare a Mosca per disinnescare le attuali tensioni montanti.

Il generale Usa, la Cina e Taiwan

Ben Hodges, l’ex comandante generale dell’esercito americano in Europa, ha detto che Washington dovrebbe invece fare il contrario e aumentare la pressione diplomatica, economica e militare su Mosca. «Se continui a offrire concessioni, cosa insegni a loro e alla Cina?». Linea dura. «L’Amministrazione Biden osservata da vicino da tutto il mondo, soprattutto in Cina, dove la posizione di Pechino su Taiwan rispecchia per molti versi l’approccio della Russia all’Ucraina».

Mosca e Minsk, i confini di Kiev e la Nato

La Nato si è riunita a Riga per parlare di Ucraina dove è arrivato anche Antony Blinken, il segretario di Stato americano di origini ucraine. «Quando Putin vuole qualcosa si attacca all’Ucraina, preme, si fa minaccioso, costringe la Nato a lunghe riunioni che portano a pochi risultati», sostiene Micol Flammini. Ora anche Lukashenka sperimenta la stessa tattica e allontana l’attenzione internazionale dal confine tra la Bielorussia e Polonia, l’Unione europea, dove i migranti sono ancora al freddo nella terra di nessuno tra i due blocchi.

Minaccia esterna o solo in casa?

Il presidente ucraino Zelensky, ne abbiamo scritto ieri, più che della minaccia esterna ha paura dei nemici in casa. E reagisce tenendosi stretti i fedelissimi alle istituzioni e allontana gli altri. Lunedì ha licenziato il capo del controspionaggio.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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