I pezzi della Sinistra

Provare di nuovo a incollarli si può fare, ma non credo che riuscirebbe. La sinistra si può ricostruire soltanto dal basso, con un movimento aperto alla società e al tempo stesso impegnato e organizzato nel territorio, capace di progettare la difesa dei più deboli attuando finalmente la Costituzione. Con un’alternativa radicale al neoliberismo in un’Europa federale e nel mondo globalizzato di oggi. Formando un gruppo dirigente credibile che riesca a dimostrarsi utile all’opposizione prima ancora di puntare al governo. Tentare di competere con Salvini evocandone la paura non credo che servirebbe. (nandocan). 

***di Massimo Marnetto, 24 settembre 2018 – Rifare la sinistra è molto complicato, perché i suoi pezzi si sono sparsi in troppi posti.

C’è chi è andato nei 5 Stelle, chi nella sinistra-sinistra, chi persino nella Lega per dare una casa alla paura. Poi ci sono i neo-astensionisti, che hanno saltato un giro per vedere se la situazione si chiarisce. Infine, i separati in casa nel PD, quelli delusi da Renzi, che sperano di vederlo trasferirsi con Calenda, Boschi, Lotti e gli irriducibili del giglio magico nel nuovo partito macronista, magari con Casini al seguito, subito dopo il congresso.

Per rimettere insieme tutti questi frammenti occorrerebbe un’idea forte e un leader credibile. La prima potrebbe essere rimettere in equilibrio i diritti con i doveri, affinché si crei un Paese giusto, che funzioni. Per i leader, si sta proponendo Zingaretti, che non è un trascinatore, ma ha il dono della mitezza convincente e vincente. Infine, occorre – come in tutti i grandi spostamenti di opinione – agire sulla paura. Se Salvini ha usato quella percepita dell’invasione, a sinistra occorre evocare quella reale dell’avvento di uno stato liberticida “modello Orban-Putin”, capi degli stati dove le minoranze sono perseguitate e i dissidenti incarcerati o uccisi. Non a caso i due dittatori sono amici-modello di Salvini e B., ai quali andrebbe aggiunto – per completare la minaccia della destra – anche Bannon, neo-padrino di riferimento della Meloni.

Insomma, ricreare una sinistra unita non è facile, ma è obbligatorio. Le elezioni europee non saranno l’ultimo treno. Ma se si perde quello, ci sarà da aspettare il solito ventennio.
No, grazie.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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