I numeri veri dei Foreign fighters jihadisti dall’Europa

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Rapporto Ispi sui ‘Foreigng fighters’, dei combattenti stranieri del Califfato nei vari nomi della sua evoluzione, dai diversi Paesi dell’Europa

I 40mila stranieri col Califfo 

I conflitti in Siria e Iraq hanno attirato oltre 40.000 combattenti stranieri, che hanno raggiunto questi paesi per unirsi ai combattenti del cosiddetto Stato islamico (IS) e di altri gruppi armati a esso collegati.

The conflicts in Syria and Iraq have attracted over  40,000 foreign fighters , who have travelled to these countries to join the ranks of the so-called Islamic State (IS) and other armed groups.

 Sebbene non siano disponibili dati precisi, assoluti, si stima che almeno 5.000 combattenti stranieri provenissero dall’Europa. Oltre 1.500 di loro sono già tornati a casa, mentre almeno 1.000 potrebbero essere ancora in Siria e Iraq. Ovviamente poi ci sono i morti, numerose migliaia, ma quella è un’altra statistica che non impone urgenze di valutazione e timori.

5000 quelli dall’Europa 

Questi ‘viaggiatori jihadisti’ ora di ritorno comprendono non solo maschi adulti, quasi tutti con esperienza di combattimento, ma anche donne e bambini, con formazione e motivazioni diverse alle spalle. L’entità della minaccia e le misure per far fronte ai combattenti stranieri di ritorno variano notevolmente in Europa –la sin tesi Ispi- ma 

gain even more relevance today, with the Middle East witnessing a new wave of instability and confrontation among political and military players.

 acquistano ancora più rilevanza oggi, con il Medio Oriente che vede una nuova ondata di instabilità e confronto tra attori politici e militari.

Dalla Finlandia ai Balcani 

I pochi Jihadisti Made in Italy (del professor Francesco Marone, dell’Università di Pavia). Il ‘contingente risulta di dimensioni modeste, almeno rispetto a quelli di altri paesi dell’Europa occidentale. Infatti, secondo gli ultimi dati ufficiali, i combattenti stranieri collegati all’Italia in varie forme – non solo cittadini e residenti – soltanto 141 (al 31 luglio 2019). Ciò significa che meno di 1/13 (un tredicesimo) del ‘contingente’ hjihadista francese (circa 1.900 individui) e 1/4 del Belgio (circa 600). Dal punto di vista dell’Europa occidentale, il numero di combattenti stranieri con legami con l’Italia ci dice di  2 combattenti per milione di persone, rispetto agli oltre 50 per milione in Belgio, o anche ai circa. 

Solo 10 jihadisti rimpatriati

Secondo i dati ufficiali, entro il 31 luglio 2019, 29 dei 141 combattenti stranieri collegati all’Italia (20,5%) erano già tornati in Europa, non necessariamente in Italia. Nell’ottobre 2019, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo italiano, Federico Cafiero de Raho, ha specificato che all’epoca erano presenti solo 10 rimpatriati sul territorio italiano (3 erano detenuti e 7 erano attentamente monitorati dalle autorità nazionali). Un altro studio ISPI 2018 ha analizzato i profili di tutti gli individui con legami con l’Italia che hanno viaggiato in aree di conflitto dal 2011 – all’epoca, 125 persone -, utilizzando informazioni esclusive fornite dal Ministero degli Interni italiano. 

Identikit del jihadista dall’Italia

L’indagine ISPI 2018 sui combattenti stranieri in/dall’Italia, studiando in dettaglio oltre 20 singole categorie di variabili.

  • Secondo questa ricerca empirica, il contingente italiano di combattenti stranieri consisteva principalmente di uomini (90,4% del totale), 
  • relativamente giovani (età media: 30 anni), immigrati di prima generazione (66,4%). 
  • In generale, provenivano anche da modesti contesti economici e godevano di modesti livelli di istruzione. 
  • Molti di essi potrebbero anche essere caratterizzati da legami deboli e non strutturati con altri militanti e organizzazioni estremiste.
  • La stragrande maggioranza di questi combattenti stranieri partiti dall’Italia è nata all’estero, in particolare 40 persone in Tunisia e 26 in Marocco. 
  • Solo 11 persone (l’8,8% dei profili complessivi studiati) sono nate in Italia.
  • Solo il 19,2% era costituita da cittadini italiani: 24 individui (19,2%), di cui 10 doppi cittadini. 
  • La maggior parte dei combattenti stranieri proveniva da paesi nordafricani (50,4% del totale).

Pochi italiani e pochi convertiti

I convertiti  all’Islam da altre religione d’origine hanno rappresentato l’11,2% dei combattenti stranieri complessivi in ​​Italia. Sebbene relativamente pochi, sembravano essere sovra rappresentati tra i combattenti stranieri, se si considera il fatto che rappresentano solo una piccola parte della comunità musulmana italiana. Secondo i dati forniti dalle autorità italiane, nessun combattente straniero aveva partecipato attivamente al supporto o all’esecuzione di attacchi terroristici in Occidente. ‘Scena jihadista’ complessiva in Italia di dimensioni piuttosto ridotte, «relativamente non strutturata e non sofisticata». Secondo le informazioni attualmente disponibili, oggi pochi combattenti stranieri jihadisti con legami con l’Italia sono ancora in Siria e Iraq. Meno di dieci di loro sono cittadini italiani.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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