I miei dieci ‘sì’ per la scuola della Costituzione

Dalla professoressa Anna Angelucci, che collabora da anni con l’associazione Libertà e Giustizia di cui faccio parte, ricevo e pubblico volentieri una sintesi del programma con cui si è candidata al Consiglio superiore della P.I. (nandocan)

  1. ai 29 articoli della Legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”
  2. alla laicità della scuola e al pluralismo culturale
  3. al governo democratico della scuola attraverso le deliberazioni dei suoi organi collegiali
  4. al mantenimento del valore legale del titolo di studio a garanzia del principio costituzionale dell’eguaglianza di tutte e di tutti
  5. all’istituzione di un consiglio superiore totalmente elettivo, che garantisca l’autonomia della scuola pubblica e la libertà d’insegnamento
  6. alla stabilizzazione del personale precario, con la garanzia del rispetto dei diritti acquisiti
  7. all’immissione in ruolo attraverso graduatorie concorsuali e no alla chiamata diretta e agli albi territoriali
  8. alla creazione di un contratto specifico per il comparto scuola fuori dall’area del pubblico impiego
  9. al raccordo scuola-università nei percorsi di formazione iniziale e in itinere del personale docente
  10. all’incremento progressivo della spesa per la scuola pubblica, che garantisca in tempi rapidi il raggiungimento della media europea, pari al 6% del Pil. 

Anna Angelucci

Candidata al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Docente di scuola superiore di secondo grado

Lista n. 4 Unicobas

Elezioni del 28 aprile 2015

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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