I disertori sanitari il tampone se lo pagano

***di Massimo Marnetto, 13 ottobre 2021

“Sono vaccinato, però…”  Questa è la precauzione dialettica dei ‘permissivi’, che pensano sia giusto assecondare chi ha paura del vaccino, chiedendo alla collettività di pagare i loro tamponi per farli lavorare. Io sono contrario, perché penso che l’individualismo non abbia diritto alla comprensione.

Il ragionamento è netto: la scienza ha prodotto vaccini in grado di ridurre fortemente gli effetti del covid19, anche se – come sempre – ci sono rari casi avversi. Se la remota possibilità di essere uno di questi impedisce a una persona di vaccinarsi, questa diventa un pericolo per tutti quelli che invece questo rischio l’hanno corso, per combattere insieme terapie intensive e morti.

Quindi ognuno è libero di non vaccinarsi, ma deve essere anche riconoscibile ai controlli green pass,  perché più esposto al contagio passivo e attivo. La lotta al covid19 sarà una lunga guerra collettiva, che non ammette diserzioni sanitarie. Lo Stato può tollerare la ‘sierofobia’ antiscientifica non rendendo obbligatorio il vaccino. Ma non incoraggiare comportamenti individualistici irrazionali fornendo tamponi gratuiti.

****da Remocontro:

Italia, controlli Green Pass in 10 punti

Martedì il governo ha approvato due decreti sui controlli del Green Pass per i lavoratori della pubblica amministrazione e del settore privato a partire dal 15 ottobre, quando il certificato diventerà obbligatorio per tutti i lavoratori. Un elenco di risposte alle domande più frequenti curato da Cecilia Fabiano (LaPresse), su cosa accadrà.

1 – Chi è obbligato ad avere il Green Pass?

L’obbligo riguarda tutti i lavoratori della pubblica amministrazione e del settore privato, tranne quelli che sono esenti dalla vaccinazione contro il coronavirus per motivi medici. Riguarda anche i lavoratori delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia, di ristorazione, di manutenzione, di rifornimento dei distributori automatici, i consulenti e collaboratori, chi organizza o frequenta corsi di formazione, e i corrieri che consegnano lettere o pacchi negli uffici.

2 – Chi è esente dall’obbligo di Green Pass?

Gli unici lavoratori che non sono obbligati a possedere il Green Pass sono quelli che hanno una certificazione medica che li esenti dalla vaccinazione. Nelle risposte alle domande più frequenti, il governo specifica che per questa categoria di persone è in preparazione un apposito certificato contenente un codice QR da mostrare all’ingresso sul posto di lavoro.

3 – Gli utenti e i clienti dovranno avere il Green Pass?

Sia gli utenti dei servizi della pubblica amministrazione che i clienti dei vari tipi di lavoro privato non saranno obbligati ad avere il Green Pass: si parla di chi va in un ufficio pubblico per ricevere un servizio, o di chi prende un taxi o va dal parrucchiere o al supermercato.

4 – Chi dovrà effettuare i controlli del Green Pass?

Sia nel settore pubblico che in quello privato, i controlli spetteranno al datore di lavoro, che però a sua volta potrà delegare la funzione a un altro lavoratore. Questo potrà decidere in autonomia le modalità in cui dovranno avvenire le verifiche, a campione o a tappeto.

5 – Quando e dove avverranno i controlli?

I controlli dovranno avvenire prioritariamente al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro, ma potranno essere effettuati anche successivamente. Le verifiche Green Pass potranno essere fatte sia manualmente, attraverso l’applicazione “VerificaC19”, già utilizzata per i controlli negli esercizi pubblici, che tramite sistemi automatici, come ad esempio i tornelli che “leggono” i badge dei lavoratori, che ora potranno controllare anche i codici QR del Green Pass.

6 – Il datore di lavoro potrà controllare il Green Pass in anticipo?

Sì, il datore di lavoro potrà verificare il Green Pass in anticipo rispetto all’accesso al luogo di lavoro, ma solo fino a 48 ore prima del giorno o del turno di lavoro (48 ore è il tempo massimo di validità del test antigenico rapido che permette di ottenere il certificato nel caso in cui non si sia vaccinati).

7 – Ci saranno differenze tra settore pubblico e privato?

Per il settore pubblico, il governo ha previsto alcune differenze nelle modalità dei controlli, con l’obiettivo di garantire che non si creino ritardi o code all’ingresso, che potrebbero avere conseguenze sugli utenti. Se i controlli non possono essere effettuati all’entrata, in particolare se non ci sono sistemi automatici di verifica, i dirigenti dovranno procedere con verifiche a cadenza giornaliera per non meno del 20 per cento del personale presente in servizio, e con un criterio di rotazione.

8 – Chi ha diritto al Green Pass ma non lo ha ancora ricevuto può andare al lavoro?

Le persone che hanno diritto al Green Pass ma che sono ancora in attesa di ricevere la certificazione possono andare al lavoro utilizzando gli appositi documenti cartacei o digitali rilasciati dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

9 – Cosa succede a chi non ha il Green Pass?

Le persone senza il Green Pass, senza il certificato di esenzione o senza i documenti che attestino il diritto al Green Pass, non possono «in alcun modo e per alcun motivo» accedere al posto di lavoro: in caso di violazione, i lavoratori riceveranno una sanzione amministrativa che va da 600 a 1.500 euro, mentre i datori di lavoro che non controllano il rispetto delle regole rischiano una sanzione dai 400 ai 1.000 euro. I lavoratori sprovvisti di Green Pass e allontanati dal posto di lavoro sono da considerarsi assenti ingiustificati e non hanno diritto a retribuzione.

10 – Chi non ha il Green Pass può lavorare in alternativa in smart working?

No, il governo specifica che i lavoratori che non hanno il Green Pass al momento del controllo sul posto di lavoro, o che non sono in grado di esibirlo anche se lo posseggono, devono essere considerati assenti ingiustificati e non possono lavorare in smart working.

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