Hedy Epstein, il coraggio della coerenza

HEDY EPSTEINSono debitore a Piero Filotico di questa bella presentazione di una signora ebrea che merita davvero di essere più conosciuta e ascoltata non solo da parte dei suoi correligionari ma di molti mussulmani e cristiani che anche nell’attuale doloroso passaggio di una “terza guerra mondiale fatta a pezzi”, come è stata appena definita da Papa Francesco, ci danno l’impressione di voler condannare a senso unico  persecuzioni e razzismo. Nonostante la recente disastrosa esperienza delle cosiddette “guerre umanitarie”, si insiste (perseverare diabolicum) a tentare di risolvere con le armi, direttamente o indirettamente, quelli che, nella maggior parte dei casi, sono soltanto le prevedibili conseguenze di errori politici o diplomatici compiuti in passato (nandocan).20AGO

***da Piero Filotico, 20 agosto 2014 – L’altro ieri Hedy Epstein, una signora che ha compiuto 90 anni il 15 agosto, ha salutato amici e parenti venuti a festeggiarla a St. Louis, si è recata a Ferguson a manifestare per Ferguson 1Michael Brown, un adolescenteafroamericano ucciso una settimana prima dalla polizia nonostante fosse disarmato e alle 16 e trenta è stata ammanettata e arrestata insieme ad altri otto dimostranti per essersi rifiutata di sciogliere l’assembramento.

“Sono molto, molto preoccupata per quello che sta succedendo – ha dichiarato a Newsweek – Questo è razzismo e ingiustizia”. E la Epstein di ingiustizia ne sa qualcosa: è probabilmente la più famosa attivista al mondo per i diritti civili. “Sono quello che sono – ha proseguito – per quello che mi hanno
insegnato i miei genitori e per quello che ho visto. Per me sono stati un esempio di vita e di come non si deve perseguitare nessuno. E mi piace pensare che sarebbero orgogliosi di me”. Negli anni ha partecipato alle manifestazioni per il diritto all’aborto, per la casa, per Haiti, come delegata per la pace è stata in Guatemala, Nicaragua, Cambogia ed è una strenua sostenitrice del Movimento per Gaza Libera. E questo è davvero abbastanza strano, visto che è una sopravvissuta all’Olocausto.

Nata  Freiburg in Germania nel 1924, aveva solo otto anni quando Hitler prese il potere. Lentamente ma inesorabilmente la persecuzione degli ebrei ebbe inizio e sei anni dopo i suoi genitori riuscirono a farla espatriare in Inghilterra con un Kindertransport, un’operazione di salvataggio britannica che portò al sicuro oltre 10.000 bambini ebrei. Nessuno della sua famiglia, oltre venti persone, è sopravvissuta: dopo essere stati internati in Francia furono probabilmente sterminati ad Auschwitz. Alla fine della guerra tornò in Germania come ricercatrice e interprete ai processi di Norimberga e nel 1948 arrivò negli Stati Uniti. Il primo giorno di lavoro chiese ad una collega afroamericana di andare a pranzo insieme, ma la donna rifiutò l’invito. La cosa si ripetè più volte nei giorni seguenti fin quando Hedy non le chiese se le stava antipatica e la donna le spiegò che non poteva frequentare il suo stesso ristorante. “Ma siamo nel 1948 – Hedy osservò – Lincoln ha eliminato la schiavitù più di ottant’anni fa!”

Quello fu l’inizio. Da allora Hedy non ha mai cessato di battersi per i diritti degli oppressi. “Nel 1982 – ha raccontato nel 2010 al Los Angeles Times – ho sentito dei massacri dei rifugiati a Sabra e Shatila in Libano ed Hedy Epstein, 85, (L) a a US activist anho voluto saperne di più su quanto era successo in Palestina tra il 1948 e il 1982. Man mano che andavo avanti  cresceva il mio dissenso verso la politica di Israele e del suo esercito. Così nel 2003 sono andata per la prima volta nella West Bank [Cisgiordania] e ci sono tornata cinque volte da allora”. E a chi l’accusa di essere anti-Israele ribatte: “Tu puoi criticare ogni altro paese, compresi gli Stati Uniti, ma non Israele, ma che roba è questa?”

Questa è logica. E coerenza. E soprattutto coraggio delle idee.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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