Guerra fredda Usa-Russia: si ricomincia dall’Ucraina

***da Remocontro, 4 aprile 2021

Sale la tensione al confine tra Ucraina e Russia dove si contrappongono movimenti militari. Chi accusa chi. Mosca: «con le truppe Nato in Ucraina noi risponderemo». Il presidente ucraino ribalta l’accusa su Mosca. Joe Biden chiama il presidente Zelensky. In stallo la crisi in Donbass dove si sono ripresi gli scontri armati.

Donbass separatista

Tensioni crescenti forse non per caso

‘Defender-Europe 2021’, esercitazione militare monstre Usa Nato che sparpaglierà migliaia di soldati americani per l’Europa. Con i loro bei carri armati e quant’altro di micidiale necessario molto vicini ai confini con la Russia, certo non aiuta. Aggiungi la botta di killer rivolta da Biden a Putin. E la Polonia con il V° Corpo dello US Army che, da Fort Knox nel Kentuky, trasferisce per due mesi il proprio quartier generale a Poznan in Polonia. E il fatto che quei soldati andranno ad esercitarsi alla guerra oltre i territori dei Paesi Nato. In particolare – ecco il detonatore – in Ucraina, che non è Nato, ma che è confine diretto con la Russia e dove sono ripresi da alcune settimane gli scontri tra forze governative ucraine e i separatisti filo russi del Donbass.

Il Cremlino avverte

«La Russia dovrà rispondere all’eventuale schieramento di truppe Usa in Ucraina o al rafforzamento della presenza Nato nei Paesi limitrofi». Le parole del portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, arrivano dopo giorni di botta e risposta tra le autorità di Mosca e Kiev in merito alla situazione nel Donbass, dove la tensione sale nonostante il cessate il fuoco siglato lo scorso luglio.«Uno sviluppo di questo tipo richiederebbe nuove misure da parte della Russia, per garantire la sicurezza nazionale», riferisce Emiliano Squillante sul Manifesto. Le parole di Peskov arrivano dopo che ieri il vicedirettore dell’amministrazione presidenziale ucraina, Roman Mashovets, aveva affermato che «le esercitazioni militari congiunte tra Ucraina e Nato potrebbero servire a contrastare le azioni aggressive della Russia».

Washington via Kiev

Secondo il presidente ucraino Volodimir Zelenskij, «La Russia cerca di creare un ambiente minaccioso con “esercitazioni militari e possibili provocazioni al confine». E, cronaca di Repubblica, «In una giornata di tensione crescente, Zelenskij ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Joe Biden e ha dichiarato che Kiev apprezza il sostegno degli Usa a vari livelli e che la partnership con gli Stati Uniti è “cruciale” per l’Ucraina». I tuoi nemici siano i miei nemici, e tutti ad esibire muscoli, con quelli cattivi e provocatori sempre degli altri. Non solo Defender-Europe 2021 che è la più importante manovra Nato nel Vecchio Continente, ma anche le esercitazioni militari su larga scala da Russia e Bielorussia previste per settembre, che diventano «minaccia per la sicurezza euroatlantica».

La crisi sul confine russo

L’ucraino Zelensky che protesta sui movimenti di truppe russe sul loro territorio e chiama l’amico Biden. Il Cremlino che ribadisce di avere il diritto di spostare «a propria discrezione» i militari sul territorio nazionale. Non solo, che se proprio andiamo a cercare la ‘provocazione’, «lungo il perimetro dei confini della Russia c’è una maggiore attività delle Forze armate di altri Paesi Nato ed altre organizzazioni: tutto questo ci obbliga a mantenere lo stato di allerta», ha affermato Peskov, aggiungendo che «gli spostamenti di uomini e mezzi sul territorio russo non minacciano nessuno». Fatti e dispetti, mentre nel Donbass, la parte dell’Ucraina separatista, stanno pericolosamente riaccendendosi gli scontri armati, come già denunciato da Remocontro.( https://www.remocontro.it/2021/04/01/tensioni-usa-russia-e-la-guerra-fredda-in-ucraina-minaccia-di-ridiventare-calda-anche-i-pope-in-campo/)

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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