Grazie, Report

***di Massimo Marnetto, 6 gennaio 2020 – Molto spesso esponenti della destra, si smarcano dalla domanda sul loro rapporto con il fascismo, buttandola sul fatto che ormai “appartiene alla storia”. Come a dire: quando passa troppo tempo dai fatti (il fascismo), il giudizio politico deve cedere il passo all’analisi storica. Perché gli eventi non possono più condizionare il presente. Versione di comodo, che evita di fare i conti con un passato ancora irrisolto e sottrae i politici di destra – da ultimo la Meloni – dall’imbarazzo di dover prendere le distanze da rigurgiti nostalgici attuali e ricorrenti.

Insomma, tutto rimosso per anni. Poi arriva la puntata di Report che parla della fine di Falcone e Borsellino. E squaderna legami tra estrema destra, P2, servizi deviati e mafia, con filoni che s’innervano fino a politici ancora attivi.  Rivangare non interessa, dicono i negazionisti delle trame nere. E invece Report fa il botto con un audience di 3 milioni e mezzo di spettatori.

Altro che fascismo consegnato alla storia: questa è cronaca politica che ancora sanguina. E tocca politici con ambizioni perfino da Quirinale. Dopo le connessioni note a pochi e finalmente argomentate in tv, è troppo chiedere ai leader di destra – Meloni in primis – di dire chiaramente che ripudiano il fascismo che ancora c’è e avvelena l’Italia?

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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