Grazie Milena, Sigfrido buon lavoro!

gabanelli-ranucciMi unisco volentieri al saluto e all’augurio rivolti da Barbara Scaramucci, presidente della nostra associazione Articolo 21, al passaggio di consegne di Report. Devo confessare  oggi, a tanti anni di distanza, che quando Milena Gabanelli arrivò con la sua grintosa determinazione a “rubarci il mestiere” – così pensavamo – andando sola in giro a fare inchieste con una videocamera da dilettanti, noi anziani inviati RAI con le medaglie dei primi “TV7” e “TG2 dossier” appuntate sul petto, non la prendemmo bene. Insieme con i teleoperatori che ci aiutavano nel nostro stimato lavoro di professionisti temevamo per le sorti di quest’ultimo. Sbagliavamo. Anche se i primi tentativi sulla rete risultavano un po’ improvvisati e anche un tantino rudimentali sotto il profilo tecnico della ripresa televisiva, la libertà e l’impegno coraggioso di quel giornalismo  free lance hanno finito poi per imporsi come un’apprezzabile novità anche alla nostra attenzione, oltre che naturalmente a quella del pubblico. E non ci sono soltanto i conduttori. A Milena Gabanelli, come a Corrado Jacona, va riconosciuto soprattutto il merito di avere saputo valorizzare e guidare il talento di tanti giovani collaboratori che oggi rappresentano le migliori speranze del nostro giornalismo televisivo (nandocan)

***di Barbara Scaramucci, 25 novembre 2016* – Il servizio pubblico è fare giornalismo come lo fa Milena Gabanelli. Dagli “Speciali Mixer” con Giovanni Minoli alla fine degli anni ’80 a “Report” di oggi, Gabanelli ha dimostrato come si può fare informazione al servizio del pubblico con indagini approfondite e precise, senza piegarsi a logiche di potere e senza deferenza verso alcun potere, il vero giornalismo investigativo e di approfondimento di cui la Rai aveva scritto pagine memorabili dai tempi di “TV 7” o “AZ, un fatto come e perché”.

“Report” è la trasmissione che più ha seguito quel solco glorioso e che ha innovato anche tecnologicamente il modo di fare giornalismo televisivo. I premi ricevuti, la stima del pubblico, il rispetto di tutti e la guerra a base di querele delle parti peggiori del nostro paese hanno testimoniato per tutti questi anni la forza professionale di Milena Gabanelli. Ora Milena lascia la conduzione del suo programma – di cui auspichiamo il ritorno in onda la domenica e non il lunedì sera – in occasione della ventesima stagione e tutti noi di Articolo 21 sentiamo un grande desiderio di dirle un grande grazie perché lei il nostro bellissimo articolo della Costituzione lo ha preso davvero come principio base del suo mestiere.

Ora il testimone passa al collega che più ha lavorato con Gabanelli negli ultimi dieci anni, Sigfrido Ranucci. Un grande inviato della Rai su tutti i temi più scomodi e delicati, un esperto di mafie, di inquinamento, di malaffare, che non si è mai fermato davanti a nessuna difficoltà. Un professionista infaticabile e con un fortissimo attaccamento all’azienda. Ho visto arrivare Sigfrido giovanissimo nella redazione del Tg3 e l’ho visto crescere alla indimenticabile scuola giornalistica di Roberto Morrione, che era stata anche la mia: lo ricordo quando restava fino a tarda notte per seguire l’edicola dei giornali con Roberto, con l’assoluta certezza che sarebbe diventato un grande giornalista investigativo. “Report” con lui riuscirà a mantenere pubblico e autorevolezza, successo e credibilità. Tutto il gruppo di “Report” è un patrimonio unico del servizio pubblico, uno spazio di libertà che noi di Articolo 21 vorremmo vedere rafforzato e potenziato, nell’interesse dei cittadini che pagano il canone soprattutto per vedere programmi come questo.

*da articolo 21

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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