Grazie, Desmond

***di Massimo Marnetto, 21 gennaio 2022

Per odiare basta l’istinto: per essere persone di pace occorre essere intelligenti. E Desmond Tutu – morto a 90 anni – ha speso un’intera vita mettendo la sua intelligenza a servizio della pacificazione del suo Sud Africa. Partendo da un concetto spesso trascurato nelle società più evolute: la coesione nasce dalla giustizia sociale. Un tema gigantesco nello stato dell’apartheid, che l’arcivescovo anglicano volle affrontare fin dai primi esordi di impegno pubblico. La sua lotta – in pieno sodalizio con Nelson Mandela – risolse la disuguaglianza formale tra nativi e bianchi, ma c’era un paese lacerato da anni di discriminazioni, pieno di ferite da saturare. 

L’idea geniale di Tutu fu quella di costituire la ”Commissione per la verità e la riconciliazione”, un tribunale itinerante che in ogni villaggio organizzava assemblee di ascolto dei torti subiti dagli africani e concedeva la non punibilità ai persecutori, purché il loro pentimento fosse pubblico e accompagnato da opere di riparazione a favore delle vittime. Quella ”carovana di giustizia” funzionò. Ora Tutu rimarrà una figura globale di riferimento per credenti e laici, per aver insistito sempre su un concetto dottrinalmente rivoluzionario: la sete di giustizia va placata in questa vita; e ci si deve battere per ottenerla, perché è una beatitudine apocrifa.

 

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