Grandi opere e tangenti. Caffè del 17

Mineo Corradino alganews

In ritardo, dopo due anni di traccheggi, arriva il disegno di legge sulla corruzione e, sull’onda dell’ennesimo scandalo, potrebbero (ma vorrei dire dovrebbero) arrivare anche le dimissioni del ministro Lupi. Vorrebbe dire che si comincia a capire che un intervento serio e deciso sulla corruzione e sulla sua sorella gemella, l’evasione fiscale, è anche la chiave per battere la criminalità organizzata e risollevare l’economia. Non solo, è anche l’unico modo per restituire al centrosinistra un’identità che con renziana velocità si stava rapidamente perdendo. Se il PD riuscisse a vedere nella coalizione sociale che sta  nascendo intorno a Landini non un avversario ma lo stimolo necessario a una correzione di rotta nel suo cammino di rinnovamento, allora sì che si potrebbe parlare di uscita dal tunnel. Come vedete, stamani sono più ottimista di quanto le circostanze e la ragione vorrebbero. Sul dopo elezioni in Israele, invece, come Mineo non mi faccio troppe illusioni (nandocan).

***di Corradino Mineo17 marzo 2015 – I pubblici ministeri sono uomini grigi con le calze bucate o donne querule col viso sfiorito. Sulla loro testa li segue una nuvola minacciosa: le cause per risarcimento che possono piovergli addosso per via della responsabilità civile. Quando indagano un potente si vedono giù umiliati e messi alla gogna, come Ilda Boccassini per Berlusconi. Eppure sono tornati, i pubblici ministeri, “Scatenati” li definisce il Giornale che denuncia una loro “Irruzione nel governo”. “Hanno fatto il ‘vestitino’ (ndr preparato la bara) a Lupi”, incalza il Giornale. Già, Incalza, di nome Ercole. È stato arrestato. Il movimento 5 Stelle – lode ai suoi deputati e senatori – chiese che, almeno da pensionato, lasciasse il comando della “struttura tecnica di missione presso il Ministero delle Infrastrutture”.  Invano. A difenderlo scese in campo il ministro Lupi, il quale – si scopre ora – in una telefonata lo rassicurò: se il PD (Renzi) non avesse confermato la sua struttura, il governo sarebbe caduto.

 Per questi due atti – intervento parlamentare e telefonata –  si devono chiedere e ottenere le dimissioni di Maurizio Lupi. Senza bisogno di tirare in ballo il vestito di sartoria forse ricevuto in dono, quel rollex – e forse pure un lavoro – accettato dal figlio Luca,  il quale – spiega ora il padre a Repubblica –  ebbe la sfortuna nel 2013 di laurearsi in Ingegneria Civile, stesso campo del ministro Lupi.  “La corruzione che viene scoperta – dice il Presidente del Senato Grasso a Repubblica – è purtroppo solo la punta dell’iceberg”. Il resto si sa che c’è, ma conviene non vederla, anzi proteggerla sotto un bel tappeto.

 “Expo, Tav & Grandi Opere. La banda dei soliti noti”, titola il Fatto. “Tangentopoli delle grandi opere”, la Stampa. “Grandi opere, tangenti e favori”, Corriere. “Appalti, la rete della corruzione”, Repubblica. Finalmente il disegno di legge contro la corruzione, presentato da Grasso il primo giorno della legislatura, – e che ero stato lesto a sottoscrivere per secondo – arriverà in aula in Senato. Il governo, dopo troppi mal di pancia, ha infatti licenziato il suo emendamento sul falso in bilancio (pene più alte ma intercettazioni non sempre permesse). E il clima è meno sfavorevole. Grazie a certi PM ostinati e alla sveglia che han dato al premier, il quale subito suggerisce (alla retroscenista del Corriere) “Il gelo di Renzi sul ruolo del ministro. Nessun contatto tra premier e ministro delle infrastrutture. ‘Un problema c’è, serve chiarezza”. Confindustria è in gramaglie, il Giornale definisce “follia” la legge contro la corruzione.

Repubblica: “Netanyahu. Votatemi e lo stato palestinese non nascerà”. Ha buttato la maschera, per recuperare un pugno di voti in nome della politica del bastone e dell’apartheid, contro arabi e non ebrei, per far digerire la guerra preventiva (contro l’Iran) all’alleato statunitense e persino al Mossad,su questo, reticente. I sondaggi raccontano che “Unità sionista” – il laburista Isac Herzog e Tzipi Livni che con Sharon fondò Kadima – batterà il Likud. “Unità sionista, parla di nuova povertà, di giovani israeliani costretti a emigrare, della necessità per Israele di ricucire con Obama. Netanyahu sceglie l’isolamento e la guerra, non ha programma economico, è coinvolto da inchieste anti corruzione, ma potrebbe perdere e restare al governo. Perchè è più facile formare una coalizione contro  i palestinesi che per Israele.  Il terzo partito, per i sondaggi, è “Lista comune”: arabi israeliani, arabi musulmani, comunisti ebreo-arabi. Difficile che possano governare finchè resta aperta la ferita dei territori. Questa sera gli exit poll. 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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