Governo: Renzi revochi nomina Gentile

Gentile Antoniodi Giuseppe Giulietti, 28 febbraio 2014* – Abbiamo fatto i nostri Auguri ai nuovi sottosgretari Giacomelli e Lotti, persone stimabili che dovranno occuparsi di telecocomunicazioni ed editoria. Allo stesso modo e con la stessa sincerità dobbiamo invece esprimere una forte critica, per usare un eufemismo, nei confronti di altre scelte. Per quale ragione alla Giustizia sono arrivati gli onorevoli Costa e Ferri da sempre sostenitori delle leggi bavaglio e di ogni norma ad personam?

Allo stesso modo era così indispensabile la scelta del senatore Antonio Gentile, nuovo sottosegretario ai Trasporti, reduce dalla clamorosa vicenda de “l’Ora di Calabria”, ampiamente riportata da questo sito? Se lo avesse fatto Berlusconi avremmo duramente protestato e chiesto le dimissioni del nuovo sottosegretario. Non c’é motivo per usare due pesi e due misure e per questo chiediamo al presidente Renzi di revocare almeno questa nomina.

Siamo sicuri che non mancheranno i parlamentari amici dell’articolo 21 della Costituzione, che sapranno sollevare la questione nelle sedi opportune e con la necessaria energia. Da parte nostra la più convinta solidarietà alla redazione de “l’Ora di Calabria” e l’impegno a non spegnere i riflettori sulla loro giusta e civile protesta.

Quando diciamo che la libertà di stampa in Italia è a rischio, non diciamo tutta la verità. La libertà di stampa, qua e là, non esiste proprio. Quel che è avvenuto in Calabria al quotidiano “L’Ora della Calabria”, editore Alfredo Citrigno, è di una gravità talmente inaudita da non avere nome. I fatti: il figlio del potente senatore calabrese del Nuovo Centrodestra, Antonio Gentile, viene coinvolto in un’inchiesta sul direttore generale dell’Asp di Cosenza, Gianfranco Scarpelli, fedelissimo di Gentile, interdetto dai pubblici uffici per aver distribuito, evidentemente in maniera illegittima, incarichi legali per 900.000 euro.

Luciano Regolo, giornalista calabrese tornato nella sua terra da due mesi per dirigere il quotidiano “L’Ora della Calabria”, dedica buona parte della prima pagina alla notizia, che localmente è davvero importante. Ma gli fanno capire che non può. Prima glielo dice il suo editore, più intimorito che minaccioso. Gli fa notare che nessun altro giornale regionale pubblica la notizia. Lo prega di ripensarci, ma Regolo conosce il suo mestiere. E’ una inchiesta giudiziaria importante, non si può non scriverne. Arriva a minacciare le dimissioni. All’editore arriva anche la telefonata dello stampatore: “Chiama sto Regolo e ferma tutto. Vedi che Tonino Gentile può diventare sottosegretario alla Giustizia e se vede che solo tu pubblichi questa notizia qualche danno te lo fa. Il cinghiale quando viene ferito ammazza tutti…».

Il cinghiale se ferito, ammazza tutti. “Non era certo una minaccia”, dirà poi. Certo che no, anzi. Era un incoraggiamento. L’editore infatti insiste, ma il direttore non molla. Fino a quando, alle due e mezza di notte, non arriva la notizia: un guasto blocca le rotative, impedendo al giornale di andare in stampa. Sarà il web a dare spazio all’inchiesta, anche pubblicando online la prima pagina del quotidiano che le rotative avevano “mangiato”. E questo accade nell’impunità più assoluta: in Italia bloccare la stampa di un giornale, magari inventando cause di natura meccanica, non è affatto sanzionabile, mentre i giornalisti possono invece finire in carcere per una diffamazione. Questo può accadere, in un territorio – come la Calabria – che è comunque parte dell’Unione Europea, per quanto sottomesso a leggi particolarissime e mai scritte, se non col sangue.

P.S: “Il Quotidiano” quel giorno non ha riportato alcuna notizia sull’inchiesta su Gentile. “La Gazzetta del Sud”, solo una breve sfumata. “Il Corriere di Calabria” ha messo la notizia solo sull’edizione digitale, sul cartaceo niente. Se il diritto di cronaca è appunto un diritto, e non mentire un dovere, perché commettere una omissione è perfettamente consentito dall’ordinamento?

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*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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