Governabilità a tutti i costi

Pace AlessandroNon so se la disinvolta superficialità del nostro presidente del consiglio abbia dei limiti, mi auguro soltanto che a ciascuna delle severe obbiezioni dei nostri maggiori costituzionalisti alla legge elettorale sia data risposta soddisfacente, se non dal governo, dalla coscienza dei senatori (nandocan).

di Alessandro Pace, 20 marzo 2014 – Il principale vizio che inficia il d.d.l. n. 1385 AS, quale sta emergendo nel dibattito in corso, è di disciplinare esclusivamente le elezioni della Camera e non quelle del Senato. Il che è illogico per varie ragioni: a) perché non è serio ritenere il Senato defunto anzitempo (proprio nel momento nel quale esso è chiamato a dimostrare la sua vitalità rimediando agli errori della Camera, e quindi la persistente utilità del bicameralismo ancorché non paritario); b) perché nella sentenza n. 1 del 2014 la Corte costituzionale ha chiaramente sottolineato che alla prossima consultazione elettorale sarà applicata o la normativa di risulta oppure la nuova normativa, il che esclude l’applicabilità contestuale di due sistemi elettorali tra loro non coordinati con conseguente irrazionalità sistemica; c) perché approvare la disciplina elettorale della sola Camera e rinviare ad un futuro lontano quella del Senato si risolverebbe nella menomazione delle attribuzioni costituzionali del Presidente della Repubblica il quale non potrebbe, per quanto detto (irrazionalità sistemica), disporre fino ad allora lo scioglimento delle Camere.

Il secondo vizio del d.d.l. è lo stesso del Porcellum, e cioè di perseguire l’obiettivo della stabilità di governo e dell’efficienza decisionale a costo di un abnorme compressione della rappresentatività del sistema. La Corte costituzionale ha bensì ritenuto legittimo il premio di maggioranza ma a patto che la sua previsione sia «proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito». La Consulta non ha quindi lasciato intendere che sarebbe sufficiente una soglia qualsiasi. Ne segue che il punto di riferimento, per poter valutare la congruità del “premio di maggioranza”, non può che essere il 50,1 per cento, con conseguente insufficienza della soglia attuale del 37 per cento. Il vero è che il d.d.l. n. 1385 AS  pretende di assicurare la governabilità con espedienti tecnici (quanto al premio di maggioranza e alle soglie di sbarramento) e non sulla base dei voti ottenuti, come invece avverrebbe col sistema uninominale a doppio turno oppure col sistema proporzionale (ma con una soglia di sbarramento del 5 per cento).

E tutto ciò è ancor più stridente se, come appunto accade col d.d.l. in esame, la stessa identica soglia per l’ottenimento del premio di maggioranza è prevista nel ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate.

Altri vizi, non meno gravi, vanno poi individuati: nella pluralità delle soglie d’accesso (il 4,5 per i partiti coalizzati, l’8 per le liste non collegate e il 12 per le coalizioni) che dà luogo a conseguenze paradossali già da molti giustamente sottoposte a critiche, alle quali mi permetterei di aggiungere il dubbio di fondo sulla stessa utilità “istituzionale” delle coalizioni (se non quella di raggiungere il quorum); nella vergognosa possibilità di un candidato di «essere incluso con il medesimo contrassegno fino ad un massimo di otto collegi plurinominali» che è un vero e proprio specchietto per le allodole; nel silenzio sulle elezioni nelle circoscrizioni-estero nelle quali la segretezza del voto non è minimamente garantita, come è stato inequivocabilmente accertato dalla magistratura. Infine nei criteri seguiti per la trasformazione dei voti in seggi, che, avvenendo su scala nazionale, fanno sì che i voti espressi in favore della lista di Tizio e Caio in una data circoscrizione serviranno per la lista di Nevio e Sempronio in una circoscrizione diversa.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: