Giusi Nicolini ad Articolo21: una buona informazione è il miglior antidoto contro la paura

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da articolo 21, 10 dicembre 2013 – “Ringrazio Articolo 21 e Usigrai per questo premio. Particolarmente perché il ruolo dell’informazione è importante anche per diffondere i temi dell’accoglienza, per superare le paure. La sfida è la ribellione all’inesorabilità”. Così Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, nel ricevere il premio ‘Paolo Giuntella’ organizzato da Articolo 21 presso la sede FNSI a Roma. “Lampedusa – ha detto ancora Nicolini – è una scommessa, è una terra di frontiera e sull’accoglienza si gioca il suo futuro. Il problema dei migranti non si risolve costruendo nuovi cimiteri, ma lavorando insieme, l’Italia e l’Europa, per i diritti umani. Bisogna cancellare la Bossi Fini – ha sottolineato il sindaco di Lampedusa – e quindi il reato di immigrazione clandestina. Serve una nuova politica dell’accoglienza perché Lampedusa diventi la terra della salvezza e non della morte. Sono convinta – ha concluso Giusi Nicolini – che Il modo di accogliere descrive il grado di civiltà di un paese”.
Premio alla memoria per Pippo Basile, che si era messo a disposizione della comunità lampedusana per la realizzazione, sull’isola, del museo dell’immigrazione. Socio fondatore di Articolo 21, Basile ha legato il suo nome ad alcuni dei più prestigiosi restauri realizzati in Italia, dalla Cappella degli Scrovegni di Padova, sino alla ricostruzione del Sacro Convento di Assisi, dopo il terremoto del 1997.

Alla premiazione hanno partecipato, tra gli altri, Franco Siddi e Giovanni Rossi, segretario e presidente Fnsi, il segretario Usigrai Vittorio di Trapani, il presidente Adepp Andrea Camporese,  il direttore di Libera Informazione Santo Della Volpe.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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