Giulietti: il conflitto di interesse è vivo e lotta contro di noi

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Più vivo che mai, caro Beppe. Non siamo riusciti a cancellare questa vergogna con il centrosinistra al governo, figuriamoci se lo permetteranno  le “strette intese”  con l’Ncd di Alfano e De Girolamo. Ci vorrebbe una destra “liberale”, quella sì che potrebbe farlo e addirittura prenderne l’iniziativa. Ma ad accreditare come conversione al liberalismo la (provvisoria ?) dissociazione da Forza Italia dell’ex pupillo di Berlusconi è rimasto forse soltanto Dario Franceschini, ex segretario del Pd e oggi ministro dei rapporti col Parlamento. Il quale proprio ieri sera, intervistato da Lilli Gruber per otto e mezzo, ha energicamente rivendicato al governo Letta il merito della “storica” svolta  (nandocan).

di Giuseppe Giulietti, 15 gennaio 2014* – “Non parlate di ineleggibilità, non è questo il problema…”, così alcuni dirigenti e parlamentari del centro sinistra hanno risposto all’appello lanciato qualche mese fa da MicroMega relativo alla mancata applicazione della legge del 1957, che vieta ai titolari di concessioni pubbliche di essere parlamentari della repubblica. “Non si può espellere dalle Camere chi ha ricevuto milioni di voti” intonavano i medesimi, persino dopo le sentenze definitive dei tribunali della repubblica. “Basta parlare del conflitto di interesse del cavaliere, piuttosto facciamo una legge sui conflitti di interesse al plurale”, questa, invece, è l’ultima variante della litania di sempre.

Secondo questo coro, Berlusconi sarebbe un vecchio politicante, ormai fallito, ed il suo conflitto di interesse sarebbe solo un reperto archeologico. A costo di apparire ed essere sgradevoli ed “antichi” vorremmo solo precisare quanto segue:

1. Alle prossime elezioni, in modo diretto o indiretto, Berlusconi sarà uno dei protagonisti della competizione.
2. Allo stato attuale controlla l’impero mediatico di sempre, negli ultimi tempi, nel pubblico e nel privato, ha goduto di un sostegno massiccio, a tal punto da risultare il più presente del 2013.
3. Le Autorità di garanzia, nominate sotto il governo Monti, non hanno battuto un solo colpo consentendo una alterazione permanente del principio delle pari opportunitá.
4. Il conflitto di interesse, che ha destato l’allarme di tutte le istituzioni internazionali, é proprio quello relativo a Berlusconi che ha riassunto nella sua persona il controllo di un partito, di un vasto impero mediatico e la capacità di influenzare, attraverso le nomine di segno politico, sia il suo diretto concorrente, la Rai, sia gli arbitri della competizione (Autorità di garanzia delle comunicazioni).
5. Chi oggi parla di nuova legge elettorale non può continuare a fingere di non sapere che, una libera e sincera competizione, necessita anche di un tetto alle spese, di controlli spietati, di nuove modalità di accesso ai media e, ovviamente, di una separazione netta tra partecipazione alle elezioni, candidabilità, eleggibilità; dunque richiede una preventiva soluzione del conflitto di interesse e non una generica norma sui conflitti di interesse, magari su quelli dei farmacisti e dei vigili urbani.

Che piaccia o no, al coro di sempre e alle anime morte, Berlusconi, anzi i Berlusconi ci saranno ancora e con loro resterà il tema del conflitto di interesse.
Chi oggi si crede furbo e finge di non sapere e di non vedere, potrebbe presto scoprire, a spese sue e dell’Italia, le ragioni per le quali il “vecchio conflitto di interesse” é ancora vivo e “lotta contro di noi”.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/01/13/giuseppe-giulietti-il-conflitto-di-interesse-e-vivo-e-lotta-contro-di-noi/

* il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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