Giornata della Terra, le promesse dei leader mondiali, a volerci credere

***da Remocontro, 23 aprile 2021

Il vertice delle promesse sul clima organizzato dagli Usa, ognuno da casa sua. «Priorità alla sfida climatica» dicono tutti, ma tra il dire e il fare… Oggi 51esima edizione della Giornata della Terra. E scopriamo che Covid e lockdown non hanno migliorato le condizioni del Pianeta. A livello globale le emissioni di CO2 sono tornati sopra livelli pre-Covid
Le promesse dei leader mondiali:
Biden: «Sul clima agire ora».
Il presidente cinese Xi: «vogliamo lavorare con gli Usa».
Putin «entusiasta per la collaborazione internazionale»
Il dilemma dell’Europa nella battaglia del clima: il nucleare è verde?

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

Neppure sto maledetto Covid e i suoi dannati lockdown sono riusciti a chiudere in casa le emissioni di CO2 e a ridurre le minaccia per il pianeta. «L’emergenza è ancora lì. Minacciosa. Aggressiva. Nonostante il mondo sia rimasto chiuso per quattordici mesi. I dati fanno ancora paura. Anzi più paura. A livello globale, le emissioni di CO2 sono nuovamente al di sopra dei livelli pre-pandemia», scrive Artuto Celletti su Avvenire. Nessuna ‘guarigione della natura’ invocata e la sfida del fare si rinnova. Ridurre drasticamente le emissioni del 45 per cento entro il 2030 per mantenere il surriscaldamento globale entro 1,5°C.

Sull’orlo del precipizio

«Siamo sull’orlo del precipizio: se non agiamo ora per ridurre le emissioni di carbonio, non saremo più in grado di correggere la situazione», avverte Kathleen Rogers, Presidente di EarthDay.org: «Dobbiamo esigere che i nostri leader mondiali si impegnino sul versante climatico con misure su scala globale». 51 anni dopo la prima ‘giornata mondiale della terra’, 40 leader mondiali sono costretti a mettere promesse e faccia sulla crisi climatica, l’inquinamento atmosferico, la deforestazione.

Si muove in mondo e si muove l’Italia

Costruire “un cammino” su cui procedere insieme verso la ‘Cop26’, presieduta da Regno Unito e Italia, che si svolgerà il prossimo novembre a Glasgow. Al summit partecipano tra gli altri, oltre al presidente americano Joe Biden, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, il presidente cinese Xi Jinping, il primo ministro indiano Narendra Modi, il presidente russo Vladimir Putin e i capi di stato europei compreso Mario Draghi. Almeno al momento, tutti speriamo.

Le promesse sul clima i leader mondiali, prima i due maggiori inquinatori sul pianeta, Stati Uniti e Cina.

Biden, Usa: emissioni -50,52% entro il 2030

«Gli i scienziati ci dicono che questo è il decennio decisivo in cui dobbiamo prendere decisioni che possono evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica». «Rispondendo e combattendo i cambiamenti climatici vedo l’occasione di creare milioni di posti di lavoro». Secondo Biden, «non basta lavorare per un’economia prospera ma anche giusta, pulita e sostenibile. L’America rappresenta il 15% delle emissioni, e credo che noi che rappresentiamo le maggiori economie mondiali, dobbiamo dare il massimo». Promessa finale:

«Gli Usa raddoppieranno l’obiettivo sul clima con un taglio delle emissioni fra il 50 e il 52% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005».

Xi, Cina: neutralità carbonica entro il 2060

«Dobbiamo impegnarci per uno sviluppo verde, montagne verdi sono montagne d’oro. Proteggere l’ambiente è proteggere la produttività e migliorare l’ambiente è aumentare la produttività. La verità è questa». «Raggiungere il picco delle emissioni di gas serra entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060 è la decisione strategica presa dalla Cina». Xi, ha insistito sul “multilateralismo”, ha parlato di un “approccio incentrato sulle persone” e di “responsabilità per le generazioni future”.

«La Cina non vede l’ora di lavorare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, per far avanzare insieme la governance globale dell’ambiente».

Putin, Russia: collaborazione per sfide globali

«La Russia è entusiasta per la collaborazione internazionale per trovare soluzioni efficaci contro i cambiamenti globali, come per altre sfide vitali globali». «C’è una solida cornice legale per la collaborazione internazionale nel ridurre le emissioni inquinanti».

Modi, India: entro il 2030 450 Gw di energie pulite

Modi ha osservato che «l’impronta di carbonio pro capite dell’India è inferiore del 60% rispetto alla media globale poiché il nostro stile di vita è ancora radicato nelle pratiche tradizionali sostenibili”.

Trudeau, Canada: emissioni -40/45% entro il 2030

Il Canada punta a tagliare le sue emissioni di gas serra del 40-45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Lo ha annunciato il premier canadese Justine Trudeau. In precedenza il target di Ottawa era del 30%.

Merkel: Ue neutralità climatica entro il 2050

La cancelliera tedesca ha precisato che la Ue punta alla neutralità climatica per il 2050 e di arrivare almeno alla riduzione del 55% delle emissioni rispetto al 1990.

Macron (Francia): fissare un prezzo per il carbonio

«Innovazione, trasformazione del sistema finanziario, regolamentazione dei prezzi». E in particolare «fissare un prezzo per il carbonio». «Come Francia ci stiamo impegnando per raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero». Se il nucleare è da considerare energia verde.

Draghi: si cambia tutti insieme

«Dobbiamo cambiare approccio e farlo ora». «L’Italia è un Paese bellissimo ma molto fragile. La battaglia per il cambiamento climatico è una battaglia per la nostra storia e per il nostro paesaggio». «Come presidenza del G20 uno degli obiettivi principali è poter prendersi cura del Pianeta».

Il nostro obiettivo è sostenere la transizione sostenibile in Europa e fare in modo che l’Ue raggiunga la neutralità climatica per il 2050.

Il nucleare è un’energia verde oppure no?

Il presidente francese Macron guida il fronte dei paesi che non vogliono inserire l’energia atomica tra le fonti inquinanti. Bruxelles ha preso tempo rimandando di fatto la decisione anche sul gas (Nord Streming2), difeso dalla Germania. Gli ambientalisti vogliono che invece i reattori non siano considerati “green” soprattutto a causa dell’irrisolto problema delle scorie.

Ma Greta sui social boccia tutti

«Gli obiettivi che si sono dati i leader mondiali per fronteggiare il cambiamento climatico sono “largamente insufficienti», dichiara l’ormai maggiorenne Greta Thunberg in un video registrato e diffuso sui social prima dell’inizio del vertice.

«Non possiamo accontentarci di qualcosa solo perché è meglio di niente»

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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