Giornalisti: correggere misure su previdenza obbligatoria privata e integrativa

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Ma era proprio questo che intendeva il governo Renzi quando annunciava che sarebbe intervenuto sulla rendita per promuovere il lavoro: recuperare risorse dal welfare e tagliare le pensioni! Anziani e malati non vivono forse di rendita? Le “pensioni d’oro” non bastano…(nandocan)

***di Franco Siddi, 18 ottobre 2014* – In attesa di conoscere nel dettaglio i contenuti della nuova legge di stabilità, non possiamo non esprimere perplessità e grande preoccupazione in merito ai ventilati provvedimenti di innalzamento del prelievo fiscale sulle casse di previdenza private – specie quelle come l’Inpgi che garantisce previdenza obbligatoria ed è sostitutivo dell’Inps – e sui fondi di pensione complementare e alla prospettiva di sottrarre  il trattamento di fine rapporto ai suoi fini istituzionali. La necessità di individuare risorse immediate che possano alimentare il consumo e consentire in questo modo al Paese di uscire dalla recessione e di riprendere una prospettiva di sviluppo non può indurre a compiere  scelte frettolose, che a fronte di discutibili benefici momentanei rischiano di pregiudicare il futuro di intere generazioni.

Le casse di previdenza private, e tra queste l’Inpgi, che assicura, appunto, le prestazioni di primo pilastro ai giornalisti italiani, vivono senza contributi dello Stato e contribuiscono al sostegno del welfare con centinaia di milioni di euro all’anno, come ha sottolineato lo stesso presidente dell’Adepp, Andrea Camporese, che lo Stato risparmia. Elevare su queste casse il prelievo fiscale dal 20 al 26% significherebbe alterarne considerevolmente i rispettivi bilanci con la conseguenza di forti penalizzazioni per tutti i loro iscritti, compresi coloro che già godono di prestazioni previdenziali.

Elevare il prelievo fiscale sui rendimenti dei fondi di pensione complementare dall’11,5% al 20% significa non solo mortificare questo settore di importanza strategica ma, soprattutto se legato all’ipotesi di sottrazione del Tfr, condannarlo ad una inesorabile estinzione. Non bisogna dimenticare che, proprio in considerazione della insostenibilità dei regimi previdenziali a garantire nel tempo prestazioni adeguate, da tempo il nostro ordinamento ha previsto l’opportunità di affiancare al regime pensionistico obbligatorio un sistema pensionistico complementare, alimentato oltre che dalla contribuzione del lavoratore e dal datore di lavoro, anche dal Tfr annualmente maturato, oltre che l’obbligo per i fondi complementari di investire sul mercato dei titoli.

E’ di tutta evidenza che se si sottrae al sistema di previdenza complementare il Tfr, o anche parte di esso, e si innalza in maniera così drastica il prelievo fiscale sugli utili degli investimenti si produrrà una inevitabile disaffezione da parte dei lavoratori nei suoi confronti. Si rischia, pur di ottenere un ipotetico vantaggio immediato, di prospettare per le nuove generazioni e per coloro che si affacciano al mondo del lavoro un futuro privo di una sufficiente assistenza previdenziale, con conseguenze sociali di facile previsione. Comprendiamo le esigenze del Governo ma, chiediamo che lo stesso esecutivo  e il legislatore, prima delle definitive decisioni, riflettano con attenzione sui danni che queste possono comportare in prospettiva, si aprano al confronto è alla verifica e modifichino quanto appare assolutamente equo è giusto cambiare.”

*segretario generale FNSI, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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