Gidomacri e la strategia della tensione

***di Massimo Marnetto, 14 ottobre 2021

La destra vede l’oltraggio alla Cgil come un macigno sui propri candidati al ballottaggio e corre ai ripari. La Meloni si incarica di dislocare la responsabilità delle violenze, da Forza Nuova alla Lamorgese, che non le ha prevenute. Certo, la ministra le ha offerto su un vassoio d’argento l’opportunità di infierire, quando ha motivato il mancato fermo di Castellino con la limitazione del danno, vista la massa degli esagitati. Una toppa peggiore del buco, che l’onorevole Gidomacri (Giorgia-donna-madre-cristiana-italiana) ha enfatizzato, fino a straparlare di strategia della tensione, una citazione imprudente, se espressa da chi fa fatica a capire la matrice politica di Forza Nuova.

Ma la goffa spiegazione della ministra ha almeno il merito di far capire che i violenti nel raduno no-green pass non erano una minoranza anomala tra pacifici cittadini, ma l’avanguardia di una maggioranza aggressiva. Infatti, il sorvegliato speciale forzanovista Castellino non ha strappato il microfono con la forza per aizzare la piazza, ma  è stato invitato sul palco degli organizzatori, che nonostante ben sapessero chi fosse, lo hanno legittimato con la tribuna. Non solo, ma dopo il suo intervento incendiario, nessuno lo ha ridimensionato e la piazza lo ha applaudito.

Quindi, se c’è una strategia della tensione, onorevole Gidomacri, non è da imputare al complotto della tentennante  Lamorgese, ma agli organizzatori della manifestazione no-green-pass e alla stragrande maggioranza dei partecipanti, fatti salvi i pochi ingenui che ancora non capiscono con chi si accompagnano. Ma questa minoranza è comunque un bel pacchetto di elettori (per i partiti) e di lettori (per i giornali) e così molti commenti grondano di comprensione.

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