Giappone ‘americano’: più armamenti, il boia in casa e la nemica Cina

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Il nuovo corso del premier Kishida. Linea dura per il 2022: budget record per la difesa, scontro diplomatico con la Cina, e in casa torna il boia. Accanto agli Usa nel G7 sulla pena di morte, Tokyo non invierà la delegazione di ministri alle Olimpiadi invernali di Pechino. Non rassicurante fine anno sul fronte di quell’oceano che tradisce sempre di più il suo nome.

In Giappone non c’è Natale

«Per il 2022 linea dura della nuova leadership giapponese», avverte Giacomo Galeazzi su La Stampa, raccontandoci del Giappone. Il governo che ha sulla carta costituzionale (e dopo due bombe atomiche) il rifiuto della guerra, ha approvato un budget record per la difesa di 5,4 trilioni di yen (47 miliardi di dollari) per il 2022, compresi i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di un nuovo jet da combattimento e altri armamenti. «Tokyo punta a rafforzare la sua capacità militare in risposta all’ascesa della Cina e alle tensioni tra Pechino e Taiwan». Preoccupazioni per tutti in quell’area del mondo, pensiamo ai sottomarini nucleari australiani di fabbricazione Usa che verranno. Ma a far temere è l’insistenza, il segno di una precisa volontà politica nazionale. «L’aumento del budget (dell’1,1%) è il decimo consecutivo ed è in linea con l’impegno del Giappone nei confronti degli Stati Uniti di rafforzare le proprie capacità di difesa per affrontare problemi di sicurezza sempre più impegnativi nella regione».

Giappone potenza armata e con il boia

E a proposito di America, torna il boia. Detto più elegantemente, «tornano le esecuzioni capitali in quello che appare a tutti gli effetti l’inizio di un nuovo corso avallato dall’amministrazione del premier Fumio Kishida». Già a ottobre, del resto, il ministro della Giustizia, Yoshihisa Furukawa, aveva definito la pena di morte “inevitabile” per i crimini efferati e giudicati atroci dalla comunità. Al patibolo sono stati condotti tre uomini i cui crimini erano stati affettivamente orrendi. Le esecuzioni nel Paese del Sol Levante vengono condotte quasi unicamente per impiccagione. «Nel dare conto dell’accaduto la stampa giapponese, anche la più liberale, ha preferito soffermarsi sulla crudeltà e la ferocia dei delitti, tralasciando ogni ipotesi di discussione sull’opportunità di un dibattito nazionale».

Accanto agli Usa anche sulla pena capitale

«Ad oggi il Giappone rimane l’unico paese assieme agli Stati Uniti, tra quelli dei G7, dove le pena capitale è ancora in vigore, e in un recente sondaggio governativo quasi il 90% degli intervistati ha definito il sistema utile alla sicurezza dei cittadini, contro appena il 10% di contrari». Attualmente nelle carceri nipponiche ci sono 107 persone nel braccio della morte, una vigilia di esecuzione in media di 13 anni. L’associazione degli avvocati denuncia la pratica considerata ‘incostituzionale’, di non consentire ai detenuti il preavviso sul giorno dell’esecuzione. Nessun ricorso di difesa possibile e i carcerati che vivono all’ombra del boia per il resto della propria esistenza, pensando che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Una mattina, al posto della colazione trovano la corda del boia. Denuncia alla Corte distrettuale di Osaka, per tentare di proteggere «la dignità umana di ogni persona, compresa quella dei condannati a morte».

Scontro con la Cina

La Cina, sul fronte dei diritti umani e delle sentenza capitali certo compete con Giappone, sul fronte economico militare è ormai oltre la semplice competizione. Lo schiaffo di non inviare  una delegazione governativa ai Giochi olimpici invernali di Pechino, in programma dal 4 febbraio. Non si è fatta attendere la replica della Cina. «Sollecitiamo il governo giapponese a rispettare il suo impegno a non politicizzare lo sport», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri del gigante asiatico, Zhao Lijian, in dichiarazioni riportate dal Global Times in cui dà il benvenuto agli atleti e al Comitato olimpico giapponese.

Linea politica Tokyo-Washington

La decisione del Giappone, che ha appena ospitato le Olimpiadi di Tokyo, allinea il Paese con la scelta degli Stati Uniti, ma a Tokyo non si parla esplicitamente di boicottaggio diplomatico, citando solo l’importanza che «vengano garantiti in Cina i valori universali, come la libertà, il rispetto dei diritti umani fondamentali e lo stato di diritto». Dopo il boicottaggio diplomatico deciso da Usa e poi da Regno Unito, Australia e Canada, Pechino avvertiva che i quattro Paesi avrebbero «pagato per le loro decisioni». 

E sembra quasi di tornare, nell’elenco dei protagonisti, a quei sottomarini nucleari australiani che fecero arrabbiare tanto la Francia per i suoi rimasti invenduti, ma che hanno anche aumentato le distanza tra le due sponde del vecchio oceano della cultura occidentale. Atlantico ormai solo numero due, assieme alla storica alleanza militare da cui prende il nome.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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