‘Giacche blu’ del generale Crook, 1876, morte negli scontri con Cheyenne e Lakota, 12 anni dopo il massacro del Sand Creek

Piero Orteca su Remocontro, 6 dicembre 2021

Alla ricerca della tomba perduta, il cuore di un’indagine archeologica nel West americano. 

Guido Olimpo sul Corriere della sera. L’episodio, rilanciato da Military Times, ci riporta a giacche blu, nativi (i pellerossa prima del politicaly correct), coloni, capi coraggiosi. Un segmento di Storia, di vita e di cose nascoste. L’altra faccia, se volete, del massacro del Fiume Sand Creek cantato da Fabrizio De André.
Allora, alba del 29 novembre 1864, un’armata di 700 volontari comandati dal colonnello John Milton Chivington attacca un accampamento di Cheyenne e Arapaho, nell’attuale Colorado, e ne trucida gli abitanti inermi con violenze indicibili. Il massacro del Sand Creek.
La storia raccontata da Olimpio, è del giugno 1876, col generale George Crook che guida una spedizione in Montana, per dare la caccia ai Cheyenne e ai Lakota. Pochi giorni dopo, 50 miglia più a est, l’intero reparto guidato dal generale George A. Custer verrà annientato sulle colline del Little Bighorn.

‘Scout’ in avanscoperta sul fiume Rosebud

«Scout» civili, ma anche Crow e Shoshone, alleati dei bianchi nella lotta contro le tribù rivali. La ricognizione non trova il nemico, ma è il nemico a trovare loro. Agguato. «È uno scontro duro», racconta Olimpio. Con gli scout muoiono anche nove militari che sono sepolti nelle vicinanze. «I loro compagni scavano le fosse, poi fanno di tutto per nasconderle». Vogliono evitare qualsiasi dissacrazione.

Altre sorprese per le ‘giacche blu’

Dopo qualche giorno a circa 50 miglia più a est l’intero reparto guidato dal generale Custer verrà annientato sulle colline del Little Bighorn. Lui, al contrario di Crook, il villaggio degli avversari lo ha trovato ed ha pensato di conquistarlo da solo, ma ha fatto male i conti. «Sete di gloria, imprudenza, mancanza di coordinamento con la retroguardia, informazioni scarse portano il Settimo al disastro».

Ora le ricerche di quei nove resti

Oggi quegli eventi tornano d’attualità. «È iniziata un’attività di ricerche per ritrovare la tomba dei 9 del Rosebud». A condurla professori universitari, specialisti di cose forensi ed esperti che hanno operato in teatri di conflitti. L’inchiesta prevede fasi diverse: perlustrazioni a bordo di quad e a piedi, analisi del terreno, ricorso alla tecnologia per rilevare «presenze anomale» nel sottosuolo. Come l’indagine su un crimine.

Solo una vecchia testimonianza

In mano la vecchia testimonianza di un ufficiale, Guy Henry, ferito al volto in una delle prime cariche. «Mentre gli infermieri lo curavano – è il ricordo lasciato ai posteri – sentiva il rumore delle pale usate per scavare le tombe per i caduti». E il punto non dovrebbe essere troppo lontano dal territorio dove oggi c’è la Riserva dei Crow. Una base di partenza agevolata dal fatto che lo scenario non ha subito troppi mutamenti. O almeno è ciò che credono gli investigatori.

Doppia missione: individuare i resti dei soldati, ma anche recuperare nuove informazioni su eventi che ancora fanno discutere. Noi con Faber sempre dalla parte dei bambini che dormono sul fondo del Sand Creek

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