Gerusalemme, più tensioni che attese natalizie, bombardato il porto siriano di Latakia

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Israele, territori occupati. Una ragazzina palestinese, parte di una famiglia minacciata di espulsione da Sheikh Jarrah, ieri ha ferito una donna israeliana. Il sesto attacco dall’inizio del mese compiuto da giovani palestinesi a dare la misura della tensione che cresce e ormai potrebbe esplodere in scontri di ben altra portata. E per Israele la colpa è dell’Iran e Hamas.
I primi bombardamenti israeliani sul porto siriano di Latakia, a sfiorare la base russa per colpire bersagli iraniani. Forte rischio di escalation. Completato il Muro di 65 chilometri attorno a Gaza
Nella foto, l’ingresso del quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme.

Base russa di Khmeimim in Siria

Il nemico utile e le tensioni provocate

«Dietro i recenti accoltellamenti e altri attacchi a israeliani avvenuti a Gerusalemme e compiuti da giovani palestinesi, Reuven Berko, un ex comandante della polizia israeliana intervistato ieri dal Jerusalem Press Club, ci vede la mano di Hamas. E anche quella dell’Iran e del Jihad», spiega Michele Giorgio, NenaNews, sul Manifesto. «La cosa che Berko non vede sono le tensioni che da mesi attraversano la zona Est, araba, di Gerusalemme, che sono causate dalla minaccia di espulsione di decine di famiglie palestinesi dalle case in cui vivono da oltre 60 anni, nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan, per far posto a coloni israeliani».

La destra aggressiva dei coloni

I cattivi utili fuori casa, e quelli interni da nascondere. E coloni ed estremisti di destra, spesso la stessa cosa, ieri sera si sono radunati all’ingresso del quartiere di Sheikh Jarrah urlando «Morte agli arabi» e «Via i terroristi» in risposta al ferimento di una israeliana di 26 anni da parte di una quattordicenne Nafoud Hammad. La ragazzina ha colpito con un coltello la donna israeliana; quindi, è fuggita cercando rifugio in una scuola dove poco dopo è stata arrestata dalla polizia. In manette anche i suoi familiari.

I palestinesi di Sheikh Jarrah

«La famiglia Hammad fa parte di 7 delle 28 famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah che sono a rischio concreto di perdere le loro case costruite su terreni che una immobiliare legata al movimento dei coloni, la Nahalat Shimon, avrebbe comprato dai discendenti degli ebrei che vivevano in quella zona prima del 1948».
La legge israeliana consente a un cittadino di reclamare le proprietà ebraiche prima della fondazione dello Stato ebraico, ma lo stesso diritto non è garantito ai palestinesi.

Espulsione organizzata e progressiva

«Le famiglie di Sheikh Jarrah nell’ansia costante di finire in strada da un giorno all’altro e di vedere le loro abitazioni occupate da coloni. Una condizione che vivono sulla loro pelle anche tante famiglie di Silwan, un quartiere arabo ai piedi della città vecchia di Gerusalemme. E anche le 10 famiglie palestinesi che al Monte degli Ulivi dovranno demolire per non pagare la multa da decine di migliaia di dollari per abuso edilizio».

Abuso costretto per poterlo colpire

Sarebbero 20mila le case palestinesi a Gerusalemme prive di permesso ma, spiega Michele Giorgio, questo numero non è la rappresentazione di un abuso edilizio. Il problema è ampio ed esiste sin dall’inizio dell’occupazione israeliana della zona est della città nel 1967. «Le autorità concedono pochi permessi edilizi ai palestinesi che da parte loro affermano di essere costretti a costruire case abusive di fronte alla forte crescita demografica della popolazione araba».

L’ex comandante Beko

«Eppure, l’ex comandante Berko è sicuro: la grave situazione edilizia a Gerusalemme Est non c’entra nulla». Piuttosto sono Tehran, Hamas e Jihad che hanno istigato i sei attacchi compiuti dall’inizio di dicembre a oggi da giovani palestinesi. Uno degli aggressori, responsabile del ferimento di un religioso ebreo, qualche giorno fa, a poche decine di metri dalla Porta di Damasco, è stato finito a fucilate dalla polizia mentre giaceva a terra ferito e non più in grado di nuocere. Per il premier Naftali Bennett gli agenti hanno agito nel rispetto delle regole.

Allarme per ora inascoltato

«Gerusalemme è una polveriera, sul punto di esplodere come la scorsa primavera a causa delle vicende di Sheikh Jarrah e Silwan che poi, unite alla tensione sulla Spianata delle moschee, hanno innescato l’ultima escalation militare tra Israele e Hamas a Gaza». Allarmismo di Michele Giorgio dal fronte palestinese?

Fatti seminascosti o trascurati

1, Il Muro di Gaza
Due giorni fa, dopo tre anni e mezzo di lavori, Israele ha ‘inaugurato’ il Muro intorno a Gaza. Una barriera di 65 chilometri con tanto di sensori sotterranei a individuare e impedire tunnel sotterranei, rete e filo spinato in superfice e una barriera marina.
2, Raid israeliani ai moli di Latakia in Siria
Il porto risparmiato dalla guerra civile che ora sembra la fase anticipata di una guerra non ancora combattuta, segnala il Foglio. Non è un fatto eccezionale che aerei israeliani colpiscano bersagli in Siria, ma allarma la frequenza di questi raid e il bersaglio.

Bersaglio Siria, porto di Latakia

Nella notte fra lunedì e martedì aerei israeliani hanno bombardato alcuni container nel porto siriano di Latakia che affaccia sul Mediterraneo orientale. Vicino a Latakia, c’è la più grande base aerea russa nel medio oriente, quella di Khmeimim, e spesso navi da guerra russe –base il porto di Tartus- attraccano a quegli stessi moli. Una settimana fa allo stesso molo che poi è stato bombardato era arrivata la nave iraniana Shar-e-kord, che a marzo era stata colpita da un’altra esplosione in navigazione vicino alla costa della Siria.

A marzo l’esplosione a bordo della nave era stata letta da tutti come un episodio della guerra discreta nascosta in corso tra israeliani e iraniani.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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